News & BusinessSicurezza & Resilienza
Vuoi studiare a Londra? Prima chiedi all’esercito. La Germania cambia le regole
Cosa è successo
Dal primo gennaio 2026 è entrata in vigore una modifica “drastica” e poco notata della legge sul servizio militare (Wehrpflichtgesetz). Tutti gli uomini tra i 17 e i 45 anni devono ora ottenere l’approvazione preventiva dal centro di reclutamento della Bundeswehr se intendono rimanere all’estero per più di tre mesi (qualsiasi sia la ragione: studio, lavoro, o vacanze). La norma, che prima valeva solo in caso di “stato di tensione” o di difesa, è diventata permanente. Il ministero della Difesa ha promesso che le autorizzazioni saranno concesse “di routine” perché il servizio è volontario, ma l’obbligo di richiesta rimane formale e burocratico.
Perché è importante
Tra gli anni Novanta e Duemila, gran parte dei Paesi europei ha smantellato o sospeso il servizio di leva obbligatorio e parallelamente ridotto drasticamente i suoi organici. Si puntava su eserciti professionali, più flessibili e costosi, convinti che l’era delle grandi minacce convenzionali fosse finita. Negli ultimi anni molti Paesi sono tornati indietro sui loro passi. Oggi nove Stati europei membri della Nato mantengono la leva obbligatoria (Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Norvegia, Svezia, Turchia). Altri l’hanno reintrodotta o rafforzata: Lettonia e Lituania hanno riattivato il servizio, la Croazia lo riprenderà nel 2026 per i giovani tra i 19 e i 29 anni, mentre la Svezia e la Danimarca hanno esteso la durata e incluso le donne. Francia e Germania, le due grandi potenze continentali, hanno optato per modelli “ibridi” volontari ma con registrazioni obbligatorie.
La motivazione principale è ricostituire organici di dimensioni sufficienti per uno sforzo militare ampio e sostenuto. In questo contesto, le forze armate tedesche soffrono una situazione di sottodimensionamento cronico: oggi conta circa 184mila effettivi, ma il governo vuole arrivare a 255-270mila entro il 2035 per rispettare gli impegni Nato e diventare “l’esercito convenzionale più forte d’Europa”. Il reclutamento volontario puro non basta: i giovani tedeschi (e non solo) non si arruolano in massa. Stesso problema in Italia, dove le Forze Armate faticano a riempire i ranghi nonostante gli stipendi competitivi. Il cambiamento tedesco è quindi un segnale politico forte: si passa dalla “cultura della reticenza” post-1945 a una “cultura della responsabilità”. Non si tratta ancora di leva obbligatoria generalizzata (almeno per ora), ma di creare una riserva pronta e di scoraggiare l’idea che i giovani possano semplicemente “fuggire” all’estero in caso di crisi. È un modo per tenere traccia dei potenziali mobilitabili e per normalizzare l’idea che la difesa nazionale riguardi tutti.
E adesso?
La nuova norma colpisce direttamente la libertà di movimento di centinaia di migliaia di giovani. Studiare un semestre all’estero, accettare un lavoro a Londra o fare un anno sabbatico in Asia richiederà ora una pratica burocratica. Anche se il governo assicura che le approvazioni saranno automatiche, il messaggio simbolico è chiaro: in un contesto di sicurezza precaria, i diritti individuali devono convivere con gli obblighi collettivi. Sul piano pratico, la norma non ha dirette conseguenze. Potrebbe rivelarsi utile in caso di crisi, ma nel frattempo genererà malumore tra le nuove generazioni e polemiche sulla proporzionalità della misura.
L’Italia ha sospeso (non abolito) la leva nel 2005. Le liste di leva comunali continuano a essere aggiornate ogni anno (nel 2026 tocca ai nati nel 2009), ma senza chiamata effettiva. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sempre escluso il ritorno dell’obbligo generalizzato, puntando su volontariato e incentivi - su cui il governo sta lavorando. Tuttavia, anche Roma deve fare i conti con carenze di organico e con la necessità di riserve addestrate. Al momento, è probabile che gli sviluppi tedeschi potrebbero portare ulteriori malumori e tensioni rispetto alla spesa militare anche in Italia.