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La NATO presenta la sua strategia in 3 fasi per fermare sul nascere un attacco agli alleati

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La NATO presenta la sua strategia in 3 fasi per fermare sul nascere un attacco agli alleati

Cos’è successo

Al Warsaw Security Forum il SACEUR, il capo delle forze armate NATO, il generale Alexus Grynkewich, ha reso pubblica la "Theory of Victory" dell'Alleanza Atlantica. Il discorso era atteso, in quanto l'Europa è particolarmente in ansia dopo mesi di sabotaggi, incendi e incursioni di droni - e proprio a cavallo del weekend, l'Amministrazione Trump ha siglato un accordo con la Russia sul diesel. Il piano, di cui esiste una versione classificata concordata da tutti i 32 alleati circa tre mesi fa, prevede tre fasi:

  • Block: fermare l’attacco iniziale a terra;
  • Blunt: degradare l’avanzata con sensori, droni, sistemi autonomi e targeting assistito da AI;
  • Break: colpire non solo le forze in contatto ma “qualsiasi unità, piattaforma o oggetto che supporta, sostiene o controlla quelle forze stesse (dalla logistica al comando e controllo)".

L'obiettivo esplicito è fermare l’invasione sul nascere e negare la presa di territorio alleato, minimizzando il rischio di escalation convenzionale o nucleare, lasciando l'onere di passare all'escalation all'avversario. La frase chiave del discorso del SACEUR è che "un attacco a qualsiasi alleato deve risultare drammaticamente inutile". Grynkewich ha detto poi di essere pronto a combattere il giorno stesso e di voler rassicurare il miliardo di cittadini dell’Alleanza Atlantica che le forze armate NATO sono totalmente in controllo della situazione. Contemporaneamente, stanno proseguendo due importanti esercitazioni NATO: Avenger Triad 26 e Steadfast Duel 26. Circa 4.000 militari, da posti di comando in Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia, simulano uno scenario con oltre 2,2 milioni di effettivi, per integrare i comandi americani e NATO alla guida di forze statunitensi, polacche, francesi e tedesco-olandesi.

Perché conta

La "Theory of Victory" illustrata dal Gen. Grynkewich è il tentativo di tradurre le lezioni ucraine (droni low-cost, saturazione, attrito) in una dottrina di diniego che rassicuri gli europei senza favorire una guerra totale. Il messaggio è sia interno alla NATO (rassicurazione) che esterno (deterrenza verso chi potrebbe “essere abbastanza sciocco da attaccare”);

  • Senza massa di sistemi a basso costo (droni, munizioni) e senza un'architettura di comando e controllo che regga la scala necessaria per neutralizzare un attacco russo, block-blunt-break resta una formula retorica, non una dottrina militare. Inoltre, questa formula, per quanto importante, non spiega perché la Russia dovrebbe fermarsi e non, per esempio, provare altri mezzi, domini o sistemi;
  • Decidere che la NATO debba solo fermare l'attacco e non invece cercare la sconfitta strategica dell'avversario è una scelta politica oltre che militare: riduce il rischio di escalation. Richiede che le forze europee possano davvero bloccare l’avanzata iniziale, ma compie un'esplicita decisione politica sulla quale c'è dunque il consenso alleato.

Adesso

  • Nei prossimi giorni, con la continuazione delle esercitazioni Avenger Triad/Steadfast Duel si vedrà se i quattro corpi riescono a generare decisioni più veloci e un quadro operativo comune. I risultati delle esercitazioni saranno classificati, ma permetteranno comunque alla NATO di comprendere in quale direzione andare e su quali ostacoli lavorare;
  • I Paesi europei devono dimostrare di poter contribuire a questa logica (soprattutto su attacchi, sorveglianza e difesa aerea), nonostante investimenti a lungo assenti, capacità non complete e soprattutto ritardo tecnologico per quanto riguarda sia le piattaforme (droni) che l'integrazione (AI);
  • Sul medio termine (verso il 2029) la Theory of Victory sarà credibile solo se questa, insieme alle esercitazioni di comando, si traduce in scorte, droni, munizioni e interoperabilità reale. Altrimenti resta un discorso di cui si perderà traccia.

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