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Dopo un anno di Rearm Europe la spesa per la difesa è salita del 90% dal 2022, ma restano in dubbio 4 programmi faro e il finanziamento nel prossimo bilancio Ue

Cos’è successo
I ministri della Difesa dell'Unione europea hanno approvato il primo Annual Defence Readiness Report, preparato dall'Agenzia Europea della Difesa (EDA) con contributi di Commissione, External Action Service e Comitato Militare dell'UE. Presentata allo Steering Board EDA, la relazione valuta i progressi verso gli obiettivi 2030 su quattro assi: spesa, capacità, industria e partenariati. Secondo i dati EDA, la spesa in difesa degli Stati membri ha raggiunto 418 miliardi di euro nel 2025 (2,2% del PIL UE) e potrebbe arrivare fino a 547 miliardi entro il 2029.
Il documento non è, però, interamente pubblico. A un anno dalla pubblicazione della Defence Readiness Roadmap 2030 dell'Unione Europea, una pubblicazione del centro studi americano Atlantic Council aiuta a fare il bilancio: su 45 obiettivi, 15 sono stati raggiunti o in fase di raggiungimento, 17 sono in ritardo o non avviati, e lo status di 13 è poco chiaro. Solo il 20% degli obiettivi con scadenza 2026 è stato completato. Tra i risultati: adozione dell’EDIP - European Defence Industry Programme - e del pacchetto military mobility. Tra i ritardi: nessuno dei quattro programmi centrali (Eastern Flank Watch, European Drone Defence Initiative, European Air Shield, European Space Shield) è stato ancora approvato dal Consiglio europeo (otto riunioni dopo la scadenza prevista fine 2025); Defence Readiness Omnibus è ancora in fase di accordo provvisorio; mentre lo status di diversi EDPCIs - progetti europei di difesa di interesse comune - resta ancora ambiguo. Il finanziamento rappresenta ancora un collo di bottiglia: la proposta della Commissione di 131 miliardi per difesa e spazio nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034 (contro 14,9 miliardi nel ciclo precedente) non sembra infatti bastare, mentre i Paesi membri reclamano la loro capacità decisionale.
Il centro studi britannico IISS contribuisce a questa discussione con un rapporto altrettanto utile: la spesa degli alleati europei NATO è più alta del 90% in termini nominali rispetto al 2022; la quota media destinata a procurement e R&D - ricerca e sviluppo - è salita da circa il 25% nel 2020 a oltre il 36% nel 2026; tra 2022 e 2025 i contratti di produzione firmati dagli Stati europei NATO hanno superato i 358 miliardi di dollari (+171% rispetto al periodo 2018-2021), di cui circa il 63% rivolto a produttori europei e il 25% a imprese USA. Parimenti, la produzione di munizioni da 155 mm quintuplicata dal 2022, i contratti per l'artiglieria aumentati di +867%, quelli per la difesa aerea +629%, mentre per carri di terra del +353%.
Perché conta
La Relazione Annuale (solo parzialmente disponibile al pubblico) e il bilancio tracciato dall'Atlantic Council permettono di condurre una prima valutazione del programma di riarmo lanciato dall'UE un anno fa. Questi mostrano come la spesa sia esplosa (418 miliardi nel 2025, proiezione fino a 547 entro il 2029), ma anche come l’esecuzione politica e industriale rimanga più difficile: programmi chiave non ancora approvati, obiettivi non raggiunti, cooperazione ancora limitata.
- Senza approvazione dei quattro programmi flagship e senza accelerazione su gap prioritari (droni/counter-droni, difesa aerea, attacco, e logistica), il target 2030 rischia di restare un documento;
- I numeri dell'IISS confermano il cambio strutturale (procurement e spesa in ricerca e sviluppo oltre il 36% della spesa in difesa, di cui il 63% a industria europea), ma anche che le lacune di personale, munizioni, difesa aerea e sostegno logistico delle forze terrestri non sono colmate, mantenendo dunque la dipendenza da supporto USA.
Adesso
- Il Consiglio europeo del 15-16 ottobre 2026 doveva discutere la Relazione. Dalle dichiarazioni pubbliche, non risulta nessuna approvazione dei 4 programmi flagship né alcuno sforzo per chiudere i 17 gap identificati;
- Nei prossimi 12-18 mesi il nodo sarà il finanziamento del prossimo MFF e la capacità degli Stati di usare SAFE, EDIP e risorse nazionali per scalare produzione su droni, munizioni e difesa aerea;
- Sul medio termine (verso il 2029-2030), se i progressi di spesa e procurement non si traducono in capacità dispiegabili e in un mercato più integrato, l’Europa arriverà alla deadline con bilanci più alti ma con gap operativi ancora ampi e dipendenza residua da capacità USA su segmenti chiave.