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Violenza politica e mining illegale in America Latina: da rischio operativo a rischio strategico
Cosa è successo?
Secondo un’analisi Lockton (gennaio 2026), il boom minerario in America Latina — spinto da prezzi elevati delle commodity, investimenti esteri e domanda di minerali critici per la transizione energetica — sta alimentando una crescita parallela del mining illegale. In Paesi come Colombia, Perù, Venezuela ed Ecuador, l’estrazione illegale di oro e altri minerali è diventata una fonte di reddito per gruppi armati e criminalità organizzata, in alcuni casi più redditizia del narcotraffico. Il contesto è aggravato da record di prezzo (oro oltre $4.500/oncia a dicembre 2025), tensioni USA–Cina che rendono l’America Latina un fornitore alternativo, e fragilità storiche di governance. Le conseguenze sono concrete: sospensioni forzate delle attività, sequestri e omicidi di lavoratori (39 morti in tre anni a Pataz, Perù), furti lungo la supply chain e perdite milionarie per operatori internazionali.
Perché è importante?
Il mining illegale non è solo un problema di sicurezza: è un rischio sistemico che colpisce continuità operativa, profittabilità, sicurezza del personale e integrità delle catene di fornitura. Le perdite non sono uniformi, ma dipendono dall’area e dal profilo di rischio; per questo anche il mercato assicurativo sta differenziando prezzi e condizioni caso per caso.
E adesso?
Le imprese non possono risolvere il problema da sole: serve volontà politica. Nel frattempo, la gestione e il trasferimento del rischio diventano centrali. Broker specializzati aiutano a ottenere pricing equo, coordinare security risk survey e strutturare coperture mirate: Political Risk, Kidnap & Ransom, estorsione, business interruption e tutela del personale. L’assicurazione diventa così uno strumento di resilienza strategica, non solo di compensazione ex post.