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Uno studio su 4 Stati evidenzia 3 rischi concreti in caso di ritiro rapido degli Usa dall’Europa

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Uno studio su 4 Stati evidenzia 3 rischi concreti in caso di ritiro rapido degli Usa dall’Europa

Cos’è successo

La seconda amministrazione Trump ha avviato un processo di riduzione degli impegni e della presenza militare USA in Europa all’interno di una visione chiamata “NATO 3.0”: gli alleati europei devono assumere la responsabilità primaria della difesa convenzionale del continente, mentre Washington mantiene l’ombrello nucleare e si concentra su altre priorità (Indo-Pacifico e emisfero occidentale). I primi passi concreti includono tagli ai contributi pianificati per le crisi NATO, l’annuncio del ritiro di circa 5.000 truppe dalla Germania e il lancio di una revisione della postura americana in Europa (Europe Force Posture Review), avviata a giugno 2026 con opzioni previste entro il 6 novembre e conclusione formale a dicembre.

La scorsa settimana, la RAND Corporation, importante think tank di Washington, ha pubblicato un rapporto Anticipating Allies’ Responses to U.S. Retrenchment from Europe, che analizza come quattro alleati chiave (Francia, Germania, Polonia e Regno Unito) reagirebbero a un ulteriore ma limitato ritiro americano. Lo studio si basa su lezioni storiche della Guerra Fredda, documenti e dibattiti pubblici del 2025-26 e interviste a 51 funzionari ed esperti. L’assunto di partenza è che gli USA restino formalmente nella NATO (Articolo 5 intatto), ma riducano la loro presenza in tempo di pace, i propri contributi di crisi e soprattutto il ruolo convenzionale delle loro forze armate.

Secondo l'analisi, conta non solo 'se' il ritiro avviene ma anche 'come'. Un ritiro graduale e coordinato spingerebbe gli alleati a mantenere i legami di sicurezza ed economici con Washington, a concentrare o aumentare la spesa per la difesa e a approfondire la cooperazione regionale. Un ritiro rapido, non coordinato e su larga scala, creerebbe prima di tutto un gap di capacità, poi come seconda conseguenza eroderebbe la fiducia negli USA come fornitore affidabile di armi e infine accelererebbe gli sforzi per ridurre la dipendenza dall’industria americana. Politiche parallele (tariffe elevate o un disgelo con la Russia che non priorizzi la sicurezza europea) amplificherebbero i rischi, inclusa una possibile riduzione della condivisione di intelligence.⁠

Perché conta

  • Il modo in cui Washington gestisce il passaggio a una NATO più europea determinerà se il retrenchment rafforzerà il burden-sharing e la partnership o se, invece, accelererà un’autonomia europea che riduca l’influenza americana a lungo termine (meno acquisti di armi USA, cooperazione più selettiva, focus prioritario su partner europei). Nessuno dei quattro alleati si allineerebbe con Russia o Cina, ma la Polonia (la più esposta) potrebbe irrigidire la propria linea verso Mosca e, in scenari di alta vulnerabilità, valutare opzioni nucleari autonome; Francia e UK faticherebbero a raggiungere i target di spesa se i dazi USA aggiungono pressioni fiscali;
  • Un approccio transazionale (usare presenza e impegni per premiare o punire singoli alleati) rischia di creare divisioni e indebolire la cooperazione regionale necessaria per colmare i vuoti lasciati dagli USA;
  • Un ritiro frettoloso danneggerebbe anche la base industriale americana, spingendo UK, Germania e Polonia verso alternative europee o sovrane, mentre elezioni di partiti estremi in Francia o Germania potrebbero ammorbidire ulteriormente le posizioni verso la Russia indipendentemente dalla politica USA.

Adesso

  • La Europe Force Posture Review, il processo ufficiale che prevede la consegna delle opzioni strategiche al Secretario della Difesa americano il 6 novembre, è il prossimo snodo: secondo la RAND Corporation, è necessario produrre piani a lungo termine, coordinati con gli alleati, su riduzioni di presenza in pace, contributi di crisi e struttura delle forze, così da permettere investimenti europei graduali e segnalare volontà di partnership continua;
  • Sono poi impellenti passi concreti e sostenuti nel tempo (non solo annunci) per mantenere lo slancio sulla spesa europea, incoraggiare cooperazione regionale profonda (nessun singolo alleato può sostituire il ruolo USA) e evitare di usare la presenza come leva per priorità secondarie che frammentano l’Europa;
  • Infine, secondo la RAND, è d'obbligo sostenere la crescita economica degli alleati (evitare nuovi dazi), coinvolgere l’Europa nei negoziati su un cessate il fuoco duraturo in Ucraina e accettare che un’Europa più autonoma avrà meno capacità per missioni extra-europee.

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