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Una sola dose da 25 mg di psilocibina prova a curare la depressione resistente che riguarda fino al 30% dei pazienti

Cos’è successo
Almeno il 30% delle persone con depressione può sviluppare una forma resistente ai trattamenti, una condizione per cui le opzioni terapeutiche rimangono limitate e spesso richiedono diversi tentativi farmacologici. È proprio in questa popolazione che si sta studiando un approccio radicalmente diverso: una singola somministrazione di psilocibina, effettuata in ambiente clinico controllato e accompagnata da supporto psicologico.
In un precedente studio di fase II, una dose da 25 mg aveva prodotto una riduzione significativa dei sintomi depressivi a tre settimane rispetto alla dose di controllo. Ora nuove sperimentazioni stanno cercando di capire quanto duri questo effetto e quali pazienti possano beneficiarne.
Perché conta
- Il paradigma terapeutico è radicalmente diverso: invece di un farmaco assunto quotidianamente per mesi o anni, si studiano una o poche somministrazioni associate a supporto psicologico.
- Esiste già un segnale clinico importante. Un precedente phase II pubblicato sul NEJM aveva mostrato che una singola dose di 25 mg riduceva significativamente i sintomi depressivi a tre settimane rispetto alla dose di controllo.
- Il passaggio nell’NHS è rilevante anche organizzativamente. Se queste terapie arrivassero all'approvazione, richiederebbero personale formato, setting dedicati e ore di assistenza: non basta sostituire una compressa con un’altra.
Adesso
- Servono conferme su durata dell’effetto, sicurezza e necessità di eventuali nuove somministrazioni.
Rimane complesso separare farmacologicamente l’effetto della psilocibina da quello del setting e del supporto psicologico; - Se i trial confermeranno il beneficio, il vero cambiamento potrebbe riguardare non solo quale farmaco utilizziamo contro la depressione, ma come viene organizzata una terapia psichiatrica.