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Per rispondere a Trump l’Italia valuta di ridurre i 2,4 mld che nel 2025 le aziende farmaceutiche hanno versato per ripianare gli sforamenti della spesa sui farmaci

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Per rispondere a Trump l’Italia valuta di ridurre i 2,4 mld che nel 2025 le aziende farmaceutiche hanno versato per ripianare gli sforamenti della spesa sui farmaci

Cos’è successo

2,4 miliardi di euro: è quanto il payback farmaceutico ha pesato sulle aziende nel 2025. Una cifra sulla quale potrebbe intervenire il Ministero della Salute, impegnato a studiare le possibili contromisure alla politica americana della Most Favored Nation (MFN), introdotta da Donald Trump nel 2025 per collegare maggiormente i prezzi dei medicinali statunitensi a quelli praticati negli altri mercati.

Il gruppo di lavoro ministeriale starebbe valutando, insieme al MEF e agli Affari Esteri, un pacchetto di interventi per mantenere competitivo il mercato italiano senza aumentare indiscriminatamente i prezzi dei farmaci. Tra le ipotesi figurano un tetto al payback della spesa diretta compreso tra 1,7 e 2 miliardi, l'incremento delle risorse destinate alla farmaceutica, procedure di early access più rapide e maggiori garanzie finanziarie per i medicinali innovativi privi di alternative terapeutiche. Si tratta, per ora, di proposte tecniche e non di misure approvat

Perché conta

  • La politica americana rischia di modificare le strategie di lancio dei farmaci in Europa. Se i prezzi praticati nei mercati europei diventano un riferimento per quelli statunitensi, le aziende potrebbero avere maggiori incentivi a posticipare l'introduzione di nuove terapie nei Paesi con prezzi più bassi. Il rischio, ancora da quantificare, è che il contenimento della spesa farmaceutica si traduca in un accesso più lento all'innovazione;
  • Il payback diventa uno strumento di competitività industriale. Nato per contribuire al controllo della spesa pubblica, il meccanismo impone alle imprese di partecipare al ripiano degli sforamenti dei tetti farmaceutici. Ridurne l'impatto potrebbe rendere il mercato italiano più prevedibile e attrattivo, ma comporterebbe anche la necessità di individuare nuove coperture finanziarie. La questione non riguarda quindi soltanto il prezzo dei medicinali, ma la distribuzione del rischio economico tra Stato e industria;
  • L'accesso alle terapie entra nella politica commerciale internazionale. Le decisioni americane possono influenzare la disponibilità dei farmaci in Italia anche senza modificare direttamente la normativa europea. Il valore strategico di un mercato dipenderà sempre più dalla combinazione di prezzi, tempi di rimborso, sostenibilità della spesa e rapidità di accesso dei pazienti.

Adesso

  • La Legge di Bilancio potrebbe rappresentare il primo banco di prova. Un possibile aumento del tetto di spesa farmaceutica e una revisione del payback richiederanno un accordo con il MEF, chiamato a valutarne l'impatto sui conti pubblici. La proposta di contenere il payback tra 1,7 e 2 miliardi implicherebbe, rispetto al dato 2025, una riduzione indicativa di 400-700 milioni di euro;
  • L'early access potrebbe assumere un ruolo più strutturale. Accelerare la disponibilità dei medicinali dopo l'autorizzazione europea, soprattutto quando mancano alternative terapeutiche, consentirebbe all'Italia di competere anche sui tempi di accesso. Resta però da definire come finanziare questi percorsi e come garantire che l'accelerazione non comprometta la valutazione delle evidenze cliniche e della sostenibilità economica;
  • La prossima sfida sarà coordinare prezzi, accesso e programmazione della spesa. Il Ministero starebbe valutando anche maggiori garanzie per i farmaci innovativi e il rispetto dei tempi regionali di disponibilità dopo le decisioni nazionali. Se queste misure trovassero attuazione, il sistema italiano potrebbe evolvere da un modello prevalentemente orientato al contenimento dei costi verso uno che consideri anche la capacità di attrarre innovazione e garantirne l'accesso;

La politica MFN americana sta dunque aprendo una questione che supera i confini degli Stati Uniti: in un mercato farmaceutico globale, il prezzo negoziato in un Paese può influenzare quando e dove un nuovo farmaco diventerà disponibile. Per l'Italia, la sfida sarà preservare la sostenibilità del SSN senza perdere competitività nell'accesso alle nuove terapie.

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