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Una "Nato europea" senza Usa, ma non ci soldati, le armi né l'intelligence per costruirla

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Una "Nato europea" senza Usa, ma non ci soldati, le armi né l'intelligence per costruirla

Cosa è successo

I Paesi Ue stanno pianificando in modo informale una struttura di difesa autonoma dagli Stati Uniti, che alcuni definiscono "Nato europea". Secondo il Wall Street Journal, i funzionari europei coinvolti — che si incontrano a margine dei vertici Nato e in riunioni riservate — puntano a preservare la deterrenza nei confronti della Russia e la credibilità nucleare anche nel caso in cui Washington ritirasse le proprie forze dall'Europa o si rifiutasse di intervenire in sua difesa. I piani non intendono competere con l'alleanza attuale, ma integrarla: l'obiettivo è aumentare la presenza europea nei ruoli di comando e controllo e ridurre la dipendenza strutturale dagli Usa.

Perché è importante

I Paesi UE si stiano attrezzando per affrontare una realtà nella quale la Nato non esista più nella forma attuale: il presidente Trump mostra sempre maggiore insofferenza per l’alleanza con l’Ue. Ed è altrettanto solido il fatto che i Paesi europei mostrino sempre maggiore difficoltà - ove non ritrosia - nell’affiancarsi a Washington. Inoltre, la ferita relativa allo scontro sulla Groenlandia non si è mai del tutto rimarginata. Quindi, alla luce di tutto questo, è possibile che Bruxelles stia pianificando nuove e alternative strade di difesa.

I piani, che stanno procedendo informalmente attraverso discussioni a margine e incontri a cena all'interno e intorno alla Nato, non intendono competere con l'attuale Alleanza, hanno affermato i partecipanti. I funzionari europei puntano a preservare la deterrenza nei confronti della Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche se Washington dovesse ritirare le forze dall'Europa o rifiutarsi di intervenire in sua difesa, come minacciato dal presidente Trump.

Ora è del tutto evidente che la sola volontà politica non può essere sufficiente per creare un sistema militare e di alleanze che sia, se non concorrente, quanto meno paragonabile a quello Nato. Per questo occorre superare alcuni ostacoli pratici e operativi.

  • Un pilastro del piano di emergenza è il ritorno alla leva obbligatoria. Molte nazioni europee l'avevano abbandonata dopo la Guerra Fredda, ma ora viene vista come essenziale per l'unità nazionale e la capacità difensiva. La Finlandia, che ha mantenuto il servizio obbligatorio, viene citata come modello di riferimento.
  • La sostituzione dell’ombrello nucleare Usa con quello Francese, benché questo ponga problemi di governance (che la Francia rivendica comunque per sé). Inoltre, va detto, anche con una governance condivisa, comunque i numeri dell’arsenale francese (anche sommato, ipoteticamente, a quello britannico) sono esigui.
  • Credibilità dell'Intelligence: nessun riassetto delle truppe può sostituire rapidamente l'architettura di intelligence strategica statunitense, mettendo pressione su Francia e Gran Bretagna affinché espandano le proprie capacità satellitari e di ricognizione.

E adesso?

Alla luce di tutto questo siamo dinnanzi a una discrasia: da un lato la volontà Ue, che appare piuttosto chiara, di rendere la difesa autonoma rispetto a quella Usa; dall’altro la necessità di avviare un processo militare e politico che richiederebbe più tempo di quello effettivamente a disposizione dell’Europa in questa fase. Per questo ha senso pensare che, allo stato attuale delle cose, la volontà europea sia quella di tenere saldo il legame con Washington. Ma di usare la garanzia di questa alleanza per costruire una nuova forza autonoma.

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