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3 cose da sapere dei negoziati Usa-Russia sull'Ucraina e 3 possibili scenari

Cos’è successo
L'inviato speciale americano Steve Witkoff è arrivato oggi a San Pietroburgo, dove è atteso nella prima parte della giornata da Vladimir Putin. Secondo l'agenzia statale russa Tass, l’obiettivo è di far avanzare le proposte per porre fine alla guerra in Ucraina e aprire la strada a negoziati più ampi. Witkoff arriva direttamente dal vertice di ieri in Norvegia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ed è stato accolto all'aeroporto di Pulkovo dall'inviato del Cremlino Kirill Dmitriev. Jared Kushner, genero di Trump e coinvolto nel negoziato, ha l'influenza e si collegherà a distanza.
Un funzionario americano ha parlato di "progressi significativi" con Kiev e di "forte allineamento" sui prossimi passi. Mosca, per bocca del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, ha un tono meno ottimista: non farà "concessioni politiche" e non si aspetta "miracoli", e gli Stati Uniti restano per la Russia un rivale "nel migliore dei casi". Sullo sfondo, mentre la Russia chiede la cessione dell'intero Donbas, l'Europa teme di essere tagliata fuori da un negoziato che la riguarda in prima persona.
Perché conta
- L'inviato di Trump porta a Putin le idee uscite dai colloqui con Kiev e con gli europei, che secondo il funzionario Usa coprono garanzie di sicurezza a lungo termine per l'Ucraina, un piano economico per il dopoguerra e una più ampia architettura di sicurezza europea. L'obiettivo dichiarato è aprire la strada a negoziati diretti trilaterali e poi multilaterali, nonostante il rapporto pubblico tra Zelensky e Trump si sia deteriorato;
- Il nodo dei territori resta lo stesso da ormai quattro anni. La Russia chiede che l'Ucraina ceda l'intero Donbas, oggi in gran parte sotto controllo russo, riduca drasticamente il proprio esercito e si impegni a non entrare mai nella Nato. Kiev e i suoi alleati ribadiscono le linee rosse: garanzie di sicurezza perché la Russia non invada di nuovo e nessuna cessione di territorio. "Abbiamo idee chiare su come arrivare alla pace e siamo uniti con i partner europei", ha detto Zelensky, che vuole che gli americani le portino ai russi. Un funzionario europeo a Oslo osserva che il problema non è tanto il piano quanto convincere la Russia a prenderlo sul serio;
- L'Europa al tavolo: l'Alta rappresentante Kaja Kallas ha richiamato anche ieri il rischio che l'Ue resti fuori dai negoziati e ha spiegato perché questo non può accadere. L'Ucraina è a tutti gli effetti un affare europeo, e le sanzioni sono imposte dall'Ue: "Tutto ciò che interessa alla Russia, ad esempio la rimozione delle sanzioni, esige che l'Ue sia a quel tavolo". Sullo sfondo c’è anche l’ipotesi di un incontro trilaterale Russia-Usa in Cina: altra eventualità che lascerebbe l’Europa ai margini.
Adesso
- Se Putin ascoltasse Witkoff senza muoversi dalle sue richieste, come lascia intendere Lavrov, il negoziato potrebbe restare in stallo, con colloqui ripetuti ma senza passi verso un formato trilaterale e con il fronte militare e quello negoziale entrambi in impasse;
- Qualora Mosca accettasse di aprire a un formato diretto, trilaterale o più ampio, l'Europa potrebbe rivendicare un posto al tavolo proprio con la leva delle sanzioni, che solo Bruxelles può togliere, e portare il negoziato a includere le garanzie di sicurezza e l'architettura europea;
- Se Washington spingesse Kiev ad accettare concessioni territoriali per chiudere in fretta, anche per ragioni di calendario politico interno (le Midterm sono sempre più vicine), l'Ucraina potrebbe trovarsi sotto pressione e l'Ue potrebbe finire ai margini di un accordo tra Usa e Russia, con ricadute sulla coesione tra Kiev, Washington e le capitali europee.