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Un nuovo ordine di armi da 10 mld complica l’interruzione degli aiuti militari a Israele annunciata da Trump

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Un nuovo ordine di armi da 10 mld complica l’interruzione degli aiuti militari a Israele annunciata da Trump

Cos’è successo

Israele ha ordinato armi e attrezzature militari americane per circa 10 miliardi di dollari, oltre agli aiuti già stanziati da Washington, e questo rende più complicato interrompere i finanziamenti militari allo Stato ebraico, come ha anticipato di recente Donald Trump. Lo scrive il Wall Street Journal, che ha visionato un documento del dipartimento di Stato trasmesso al Congresso: la cifra riguarda gli ordini ancora da pagare al primo aprile e potrebbe essere cambiata da allora. Il documento precisa che quegli ordini potrebbero essere saldati con fondi militari americani, con risorse israeliane o con una combinazione delle due. Gli Usa hanno già promesso a Israele quasi 7 miliardi di aiuti militari per i prossimi due anni, e nel 2024 il Congresso ne ha approvati altri 26. Dal 1948 a maggio 2025, secondo il quotidiano, Washington ha fornito a Israele circa 174 miliardi di assistenza e finanziamenti militari, senza considerare l'inflazione.

Il tema è tornato al centro del dibattito dopo l'annuncio di Trump, arrivato a sorpresa mentre gli americani erano già alle urne per le midterm: dopo il 2026, ha detto, gli Stati Uniti smetteranno di versare a Israele circa 4 miliardi di dollari l'anno, ma continueranno a vendergli armi, in base a un'intesa con Benjamin Netanyahu. Il presidente non ha spiegato come i fondi verrebbero fermati, dato che il memorandum d'intesa che garantisce a Israele circa 3,8 miliardi l'anno scade solo a settembre 2028. Washington e Gerusalemme discutono da mesi di un'uscita graduale dai finanziamenti diretti, e Netanyahu aveva proposto di azzerarli in dieci anni. La sconfitta dei repubblicani alle midterm e le critiche ormai trasversali al sostegno a Israele hanno reso l'ipotesi più concreta: lo stesso vicepresidente JD Vance ha indicato su X la guerra in Iran e i rapporti con Israele tra i fattori del voto, e Trump ha presentato la mossa anche come un modo per togliere ai democratici un argomento da usare contro i repubblicani.

Perché conta

  • Gli ordini già concordati rendono difficile un taglio netto: anche arrivando alla scadenza naturale del memorandum nel 2028, ha osservato il democratico Joaquin Castro, resterebbero altri 10 miliardi da finanziare, e secondo l'ex funzionario del dipartimento di Stato Josh Paul non è plausibile che i fondi si fermino entro fine anno. La transizione ipotizzata verso investimenti nella difesa e produzione congiunta di tecnologie militari richiederebbe anni e non chiarirebbe chi pagherà gli ordini in corso, tra cui 25 caccia F-35;
  • Il quadro giuridico non si cambia con un annuncio: il memorandum copre gli aiuti fino a settembre 2028 e una legge del 2020 autorizza i fondi, ma Camera e Senato devono comunque votare ogni anno gli stanziamenti. Netanyahu aveva già detto a ottobre alla tv israeliana di aspettarsi un calo graduale degli aiuti, "perché l'America è cambiata", e i colloqui su cosa accadrà dopo il 2028 erano già in corso;
  • Il consenso bipartisan sul sostegno a Israele si è incrinato, e per Trump è diventato anche un costo politico: l'appoggio dell'opinione pubblica è sceso, soprattutto tra i democratici, dopo la campagna militare israeliana a Gaza a seguito dell'attacco di Hamas dell'ottobre 2023, e un sondaggio Quinnipiac di giugno ha rilevato che il 48% degli elettori e il 66% dei democratici considera gli Usa troppo favorevoli a Israele.

Adesso

  • Finché la Casa Bianca non spiega come intende fermare i fondi, e se servirà un voto del Congresso o una modifica del memorandum, l'annuncio resta una dichiarazione politica. Con un Congresso a maggioranza democratica da gennaio, la questione potrebbe entrare nelle leggi di spesa, con richieste che vanno oltre quanto ha detto Trump;
  • Netanyahu non ha commentato, e dopo le elezioni del 27 ottobre, in cui ha perso la maggioranza, i negoziati per un nuovo governo israeliano si annunciano lunghi. La risposta di Israele potrebbe dipendere da chi guiderà l'esecutivo, e l'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot ha già usato l'annuncio contro il premier;
  • Le vendite di armi, che Trump dice di voler mantenere, restano lo strumento attraverso cui il sostegno militare potrebbe proseguire anche senza gli aiuti diretti.

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