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Trasporto marittimo: il conflitto in Medio Oriente fa esplodere i rischi assicurativi
Cosa è successo?
Secondo un’analisi di W K Webster (Gallagher Bassett), il conflitto in Medio Oriente sta provocando un aumento significativo dei sinistri nel settore marine insurance, sia in termini di frequenza che di complessità. Incidenti nello Stretto di Hormuz hanno già causato esplosioni e incendi su diverse navi, con richieste di risarcimento che coinvolgono hull, P&I e cargo insurance. Il traffico marittimo nella zona è crollato di oltre l’80%, mentre circa il 10% delle navi container globali è stato impattato. Parallelamente, i premi per coperture war-risk sono aumentati drasticamente: in alcuni casi fino al 3% del valore della nave (3 milioni di dollari per una petroliera da 100 milioni).
Perché è importante?
Il conflitto sta trasformando il rischio marittimo in un fenomeno sistemico. Le compagnie stanno cancellando o rinegoziando le coperture war-risk, mentre le navi modificano le rotte, attivano clausole di force majeure e affrontano ritardi e costi logistici crescenti. Gli effetti si propagano lungo le supply chain globali: aumento dei costi di trasporto, congestione portuale, interruzioni produttive e perdite su merci sensibili al tempo. Le stime indicano potenziali perdite assicurative fino a 1,75 miliardi di dollari solo per i primi eventi registrati.
E adesso?
Per il settore assicurativo emerge una fase di forte pressione su pricing e underwriting. L’aumento dei premi compensa solo in parte un rischio più elevato e altamente correlato. Sarà cruciale rivedere i modelli di esposizione geografica e le clausole contrattuali, in un contesto in cui il rischio geopolitico può bloccare intere rotte commerciali. Allo stesso tempo, cresce la domanda di coperture specializzate per il rischio guerra e per la resilienza delle supply chain, aprendo opportunità ma anche nuove sfide nella gestione di rischi sistemici e interconnessi.