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Transizione verde e biodiversità: l’espansione mineraria crea nuovi rischi ambientali e assicurativi
Cosa è successo?
Un’analisi sul costo ambientale della transizione energetica evidenzia come l’estrazione dei minerali necessari per tecnologie verdi (come nichel, cobalto e litio) stia espandendo rapidamente l’attività mineraria in aree ecologicamente sensibili. Un caso emblematico è la miniera di Weda Bay in Indonesia, oggi responsabile di circa il 20% della produzione globale di nichel, ma sviluppata in una regione che fino a pochi anni fa era una foresta tropicale ricca di biodiversità e habitat indigeni. Studi basati su immagini satellitari mostrano inoltre che oltre 3.267 siti minerari operano all’interno delle Key Biodiversity Areas (KBA), zone considerate tra le più importanti per la conservazione globale della natura, rappresentando quasi il 5% dell’impronta mineraria globale.
Perché è importante?
La corsa globale ai minerali critici sta creando un paradosso: la transizione energetica, necessaria per ridurre le emissioni, rischia di provocare gravi danni agli ecosistemi. L’espansione mineraria in aree protette aumenta i rischi legati a deforestazione, perdita di habitat, stress idrico e conflitti con comunità locali, generando potenziali esposizioni legali e reputazionali per aziende e investitori.
E adesso?
Per il settore assicurativo e finanziario, questa dinamica implica nuovi rischi legati alla responsabilità ambientale, alla governance ESG e alla sostenibilità delle catene di approvvigionamento dei minerali critici. Allo stesso tempo cresce la pressione per sviluppare sistemi di monitoraggio ambientale basati su dati satellitari e maggiore trasparenza industriale, con possibili implicazioni per la valutazione dei rischi nei progetti minerari legati alla transizione energetica globale.