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Transizione energetica e assicurazione: il nuovo collo di bottiglia è il rischio, non il capitale
Cosa è successo?
Il rapporto ONU Seizing the moment of opportunity: Supercharging the new energy era mostra che la transizione energetica è entrata in una fase di scala senza precedenti, ma con una base di asset ancora ampiamente sotto-assicurata. Nel 2024 gli investimenti globali in energia pulita hanno superato i 2.000 miliardi di dollari, il doppio di quelli destinati ai combustibili fossili: oggi, per ogni dollaro investito in fossili, due vanno al clean energy. Le rinnovabili hanno rappresentato il 92,5% delle nuove capacità elettriche installate, con una crescita della capacità installata del +141% rispetto al 2015. Tuttavia, nei Paesi emergenti il costo del capitale per il solare utility-scale è oltre il doppio rispetto alle economie avanzate, a causa di rischi percepiti (politici, regolatori, climatici) spesso non coperti o mal coperti. Per restare su una traiettoria 1,5°C, gli investimenti in clean energy nelle EMDEs dovranno crescere di 5–7 volte entro il 2030, fino a 1.400–1.900 miliardi l’anno.
Perché è importante?
Il vincolo principale non è la disponibilità di capitale, ma la capacità di de-risking. Senza assicurazione, garanzie e coperture parametriche, il costo del capitale resta proibitivo e frena la scala della transizione proprio dove serve di più.
E adesso?
Per il settore assicurativo, la transizione energetica diventa un mercato core, non accessorio. Gli assicuratori che sapranno prezzare e strutturare il rischio potranno evolvere da semplici risk carrier a abilitatori di bilancio, intercettando crescita in coperture per rinnovabili, reti, storage e soluzioni politico-climatiche nei mercati emergenti.
Fonte: https://www.un.org/sites/un2.un.org/files/un-energy-transition-report_2025.pdf