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Tra il 2024 e il 2026 la Russia ha usato la sua flotta ombra per campagna di droni su 13 Paesi europei

Cos’è successo
L’International Institute for Strategic Studies (IISS) ha pubblicato un rapporto in cui valuta come altamente probabile che la Russia abbia condotto una campagna coordinata di droni (UAV) sullo spazio aereo di una dozzina di Paesi NATO più l’Irlanda tra agosto 2024 e febbraio 2026. Il rapporto analizza un campione di 144 incidenti documentati in 13 Paesi europei. Secondo gli autori, è probabile che la Russia abbia utilizzato navi collegate alla sua flotta fantasma come piattaforme di lancio, recupero e/o trasmissione del segnale per questi droni. La campagna si è concentrata soprattutto su basi militari, infrastrutture critiche e siti sensibili, operando con una sostanziale impunità.
L’attività ha registrato un forte aumento tra settembre e dicembre 2025, con la Germania che ha contato da sola 58 avvistamenti. Tra gli episodi più rilevanti, nel febbraio 2026 un drone si è avvicinato alla portaerei francese Charles de Gaulle.
Perché conta
Il rapporto IISS descrive questa operazione come un successo tattico per la Russia e un fallimento strategico delle difese aeree alleate, che hanno dimostrato di non essere strutturate per contrastare droni low-cost, non attribuiti e lanciati da piattaforme marittime mobili.
- la Russia è riuscita a condurre attività di ricognizione e minacia su larga scala in profondità nello spazio aereo europeo per 18 mesi senza subire conseguenze significative, testando le capacità di rilevazione, attribuzione e risposta della NATO;
- Evidenzia la vulnerabilità strutturale dell’architettura europea anti-drone, che soffre di rilevazione disomogenea, autorità legali frammentate tra ambito civile e militare, e tempi di attribuzione troppo lenti per consentire una deterrenza efficace.
Adesso
- I Paesi europei e la NATO stanno già accelerare lo sviluppo di capacità di anti-drone integrate (sensori, jamming, intercettori cinetici e non cinetici) e migliorare la condivisione di dati in tempo reale tra nazioni;
- Sarà necessario rivedere le regole di ingaggio e le procedure di attribuzione per droni low-cost, in modo da poter rispondere in modo più rapido e proporzionato, anche quando il lancio avviene da navi civili o della shadow fleet;
- Questo tipo di campagne russe (o di altri attori) diventerà probabilmente più frequente. L’Europa dovrà decidere se investire in una vera architettura continentale di difesa contro droni o continuare a gestire il problema in modo frammentato e reattivo, con il rischio di normalizzare queste violazioni dello spazio aereo.