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Terza Asta della Banca europea dell'idrogeno: 1,09 mld per 9 progetti in 7 Paesi europei

Cos’è successo
La Commissione Europea ha selezionato 9 progetti di produzione di idrogeno rinnovabile nell’ambito della terza asta della European Hydrogen Bank, assegnando 1,09 miliardi di euro finanziati tramite l’Innovation Fund alimentato dal sistema ETS europeo. I progetti si trovano in sette paesi dello Spazio Economico Europeo e dovrebbero produrre oltre 1,3 milioni di tonnellate di idrogeno verde nei primi dieci anni di operatività, con una capacità complessiva di elettrolizzatori pari a 1,1 GW.
Secondo la Commissione, i progetti selezionati consentiranno una riduzione di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Parallelamente, Spagna e Germania hanno rafforzato il programma attraverso il meccanismo “Auctions-as-a-Service”, aggiungendo circa 1,7 miliardi di euro di fondi nazionali per sostenere ulteriori iniziative. Le convenzioni definitive saranno firmate da European Climate Infrastructure and Environment Executive Agency nel quarto trimestre del 2026.
Perché conta
L’asta conferma che Bruxelles sta trasformando l’idrogeno verde da tecnologia sperimentale a pilastro industriale della strategia energetica europea. L’elemento centrale non è solo climatico, ma geopolitico e industriale: l’UE punta a costruire una filiera energetica alternativa capace di ridurre la dipendenza da combustibili fossili importati e rafforzare la competitività delle industrie energivore europee.
Il modello della European Hydrogen Bank mostra anche un cambio di approccio nella politica industriale UE. Invece di limitarsi a fissare target regolatori, la Commissione sta iniziando a usare meccanismi di aste competitive e fondi ETS per creare domanda, abbattere il rischio iniziale degli investimenti e accelerare la scalabilità industriale delle nuove tecnologie energetiche;
- Il coinvolgimento diretto di Germania e Spagna segnala inoltre che i grandi Stati membri stanno iniziando a costruire vere e proprie strategie nazionali integrate sull’idrogeno, utilizzando fondi europei come leva per mobilitare capitale pubblico e privato aggiuntivo;
- Per l’industria europea, il messaggio è chiaro: la competitività manifatturiera futura (soprattutto in acciaio, chimica, fertilizzanti e trasporti pesanti) dipenderà sempre più dall’accesso a energia decarbonizzata stabile e relativamente economica.
Adesso
- Per l’Italia, il dato politicamente più rilevante è l’assenza di progetti selezionati in questa terza tornata. Questo rischia di accentuare il divario rispetto a paesi che stanno avanzando più rapidamente nella costruzione dell’ecosistema industriale dell’idrogeno, in particolare Spagna e Germania;
- Roma punta ora sulla quarta asta prevista per fine 2026, dove ENI, Snam e altri operatori italiani hanno già presentato candidature. La partita però non riguarda soltanto il finanziamento dei singoli progetti: riguarda il posizionamento dell’Italia nei futuri corridoi energetici europei e mediterranei dell’idrogeno;
- Nei prossimi anni, il successo della strategia europea dipenderà dalla capacità di trasformare questi progetti pilota in una rete industriale realmente integrata (produzione, trasporto, stoccaggio e domanda industriale) evitando che l’idrogeno resti confinato a una tecnologia costosa sostenuta solo da sussidi pubblici.