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Le quote di CO2 potrebbero costare all'industria italiana fino a 2,7 miliardi l'anno senza cattura del carbonio

Cos’è successo
Nelle raccomandazioni della Commissione europea per la riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra entro il 2040 (rispetto ai livelli del 1990) si legge che, per poter raggiungere l’obiettivo, saranno necessarie sia misure di riduzione delle emissioni che interventi di riduzione del carbonio. Il target al 2040, dunque, “richiederà la diffusione di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio”.
Con cattura del carbonio ci si riferisce a una serie di processi basati sui solventi o su particolari membrane che permettono di sequestrare la CO2 emessa dalle fabbriche e dagli impianti energetici (o di rimuovere quella già presente nell’atmosfera) e di stoccarla sottoterra, oppure di riutilizzarla per altri scopi.
Perché conta
- La cattura del carbonio è importante perché può servire a evitare l’immissione in atmosfera della CO2 prodotta da quelle fabbriche energivore (acciaierie, cementifici, stabilimenti chimici) per le quali non esistono ancora soluzioni a basso impatto ambientale. Oppure può aspirare la CO2 già presente nell’aria, controbilanciando l’attività umana. La CO2 sequestrata e sigillata all’interno di formazioni geologiche può rimanervi a tempo indefinito;
- Di impianti di cattura del carbonio ce ne sono ancora pochi in giro per il mondo perché questa tecnologia, nonostante la fattibilità tecnica, non ha ancora trovato una sua dimensione economica. La Commissione europea riconosce che "il numero di progetti operativi di gestione del carbonio industriale su larga scala in Europa è attualmente limitato";
- Nel febbraio 2024 la Commissione europea ha pubblicato una strategia industriale per la gestione del carbonio, facendo sapere che al 2040 dovranno essere catturate almeno 280 milioni di tonnellate di CO2 all’anno e circa 450 milioni di tonnellate entro il 2050.
Adesso
- I principali progetti di cattura del carbonio in sviluppo nell’Unione europea sono Ravenna CCS in Italia (portato avanti da Eni e Snam), Porthos e Aramis nei Paesi Bassi, D’Artagnan in Francia;
- Secondo le stime della Commissione europea, la cattura di 360-790 tonnellate di CO2 genererà un valore economico di 45-100 miliardi di euro dal 2030 in poi, sostenendo la creazione di 170.000 posti di lavoro;
- Uno studio di Boston Consulting Group relativo all’Italia sostiene che, se non si interverrà sulle emissioni dei settori hard-to-abate italiani, le emissioni dirette di questi comparti raggiungeranno i 62 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2030, rispetto ai 54 milioni del 2019. L’aumento del prezzo delle quote di CO2 sul mercato europeo “metterebbe a serio rischio l’industria italiana”, comportando un’erosione del margine operativo lordo dei comparti energivori di 2,1-2,7 miliardi di euro all’anno.