News & BusinessAssicurazioni
Supply chain: lo shock logistico diventa crisi alimentare
Supply chain: lo shock logistico diventa crisi alimentare
Cosa è successo?
Il World Food Programme segnala la più grave disruption delle supply chain globali dai tempi di COVID e della guerra in Ucraina. Il conflitto in Medio Oriente ha bloccato o ritardato circa 70.000 tonnellate di aiuti alimentari, con congestione portuale, carenza di container e deviazioni delle rotte marittime. L’impatto dello Stretto di Hormuz si propaga a livello globale: le navi evitano Suez e il Mar Rosso, allungando i tempi di trasporto di 25–30 giorni e aumentando i costi del 15–25%. In alcuni casi, come le rotte verso l’Afghanistan, i costi logistici triplicano e i tempi si allungano di settimane. Le conseguenze sono già visibili: aumento dei prezzi alimentari e rischio di +45 milioni di persone in condizioni di fame acuta entro pochi mesi.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, questo rappresenta uno shock sistemico multi-linea. Le disruption logistiche aumentano i sinistri in marine cargo (ritardi, deviazioni, deterioramento merci) e business interruption lungo le filiere alimentari e manifatturiere. L’aumento dei costi di trasporto e dei prezzi alimentari amplifica il rischio macroeconomico, incidendo su credit e trade finance (maggiore probabilità di default nelle economie importatrici di cibo) e su health e life (impatti indiretti della malnutrizione). Inoltre, la natura persistente della disruption — con tempi di ripristino stimati superiori ai 4–5 mesi osservati post-COVID — aumenta la correlazione tra eventi e la durata delle perdite. Il rischio non è più episodico ma strutturale: una supply chain globale meno efficiente e più fragile.
E adesso?
Per gli assicuratori, diventa prioritario integrare il rischio logistico e geopolitico nei modelli di underwriting e accumulo. Questo implica valutare non solo le rotte principali ma anche le alternative (più lunghe e costose), e incorporare scenari di congestione prolungata nei pricing. Si apre spazio per soluzioni assicurative più flessibili: coperture parametriche legate a tempi di transito o costi di nolo, prodotti integrati cargo + business interruption e strumenti dedicati alle filiere alimentari critiche. In parallelo, la collaborazione con organizzazioni come il WFP può offrire insight operativi unici sulle dinamiche reali delle supply chain. In prospettiva, chi riesce a modellizzare la logistica come fattore di rischio sistemico potrà anticipare le perdite; chi resta su approcci tradizionali rischia di sottostimare uno dei principali driver della sinistrosità globale.
Fonte
https://wfpusa.org/news/disruptions-to-supply-chains-are-driving-the-global-hunger-crisis/