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Su 313 progetti di resilienza climatica mappati nel mondo, appena il 31% quantifica davvero i benefici ottenuti

Cos’è successo
Un team di ricercatori guidato dalla Nanyang Technological University di Singapore ha pubblicato il 9 aprile 2026 su Communications Earth & Environment la prima revisione sistematica degli strumenti finanziari e assicurativi legati a soluzioni basate sulla natura per la resilienza climatica. Analizzando oltre 3.200 pubblicazioni accademiche e 78 database istituzionali, lo studio identifica 33 strumenti finanziari distinti e compila un database di 313 progetti, di cui 76 già in fase di implementazione.
Gli investimenti globali in soluzioni basate sulla natura ammontavano a circa 200 miliardi di dollari l'anno nel 2022, ma dovrebbero quasi triplicare a 542 miliardi entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, di biodiversità e di degrado del suolo.
Perché conta
- I due strumenti più diffusi nel database sono l'assicurazione ecosistemica, che copre il ripristino di asset naturali come le barriere coralline dopo un evento climatico, e la "nature-positive resilience insurance", che concede sconti sul premio in cambio di interventi di riduzione del rischio basati sulla natura; entrambi rappresentano circa il 30% dei progetti mappati ciascuno;
- Casi concreti citati nello studio mostrano risultati economici significativi: l'arretramento di un argine lungo il fiume Missouri potrebbe ridurre i premi assicurativi contro le alluvioni del 55%, mentre la gestione forestale ecologica nella contea di Placer, in California, potrebbe abbassare i premi assicurativi casa fino al 52% nelle aree a premio più elevato;
- Lo studio segnala però un gap di evidenza rilevante: i benefici di riduzione del rischio non sono quantificati per il 69% dei progetti analizzati, e l'incertezza nella valutazione di questi benefici non viene considerata nel 76% dei casi, un limite che frena la fiducia degli investitori istituzionali e degli assicuratori nello scalare questi strumenti.
Adesso
- Gli autori segnalano rischi da monitorare: il rischio di base nell'assicurazione parametrica, illustrato dal caso dei cicloni tropicali Karen e Dorian del 2020-2021, che hanno causato danni rilevanti a Grenada e Santa Lucia senza attivare i pagamenti dell'assicurazione ecosistemica COAST, e il rischio che sconti assicurativi legati alla resilienza avvantaggino in modo sproporzionato le famiglie a reddito più alto;
- Lo studio propone di esplorare strumenti "ibridi", come obbligazioni verdi combinate con pagamenti per servizi ecosistemici, per generare più fonti di ricavo e attrarre investitori privati laddove i soli pagamenti per questi servizi non coprano il costo totale del progetto;
- Per il settore assicurativo, il database pubblico creato dallo studio rappresenta un riferimento operativo per identificare strumenti replicabili in nuovi contesti geografici, in un momento in cui cinque dei dieci principali rischi globali a dieci anni identificati dal WEF restano di natura ambientale.