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Spazio Italia-Usa: 15 mila ricercatori e una filiera da 8 miliardi nel nuovo asse lunare

Cosa è successo
L’Italia consolida la partnership con Washington su spazio e tecnologie critiche, mentre la Nasa ridisegna Artemis cancellando il Lunar Gateway, ovvero una stazione spaziale inizialmente pianificata che sarebbe stata assemblata in orbita attorno alla Luna come parte del programma. I due accordi siglati in tre giorni sono la risposta bilaterale italiana a questa ridefinizione.
• L’Italia partecipa al progetto Artemis in più segmenti: Thales Alenia Space per i moduli pressurizzati, Leonardo per i pannelli solari di Orion, Telespazio per il tracciamento di Artemis II, ALTEC per il supporto operativo. La sospensione del Gateway ha colto la filiera a lavori avanzati: il modulo HALO, costruito a Torino, era già negli Usa (Il Bo Live/Unipd, 2026).
• Il protocollo Asi–Nasa assegna all’Italia il modulo abitativo di superficie MPH, affidato a Thales Alenia Space, al centro della nuova base lunare. È uno Statement of Intent, non ancora un contratto esecutivo; l’arrivo sulla superficie è atteso non prima del 2033 (MIMIT/ASI, 31 marzo 2026).
• La 15ª Commissione congiunta Usa–Italia impegna i due paesi in quantum, intelligenza artificiale, fissione e fusione, biotecnologie e materiali avanzati; l’Italia annuncia un raddoppio delle risorse per ricerca congiunta nel 2027–2028, con oltre 15.000 ricercatori attivi negli Usa (Farnesina/INFN, 2 aprile 2026).
Perché è importante
L’effetto più visibile è la continuità industriale: la filiera torinese è stata riconfermata come fornitore di riferimento per gli ambienti pressurizzati dell’esplorazione lunare. Questa continuità è stata ottenuta bilateralmente nell’arco di una settimana dalla riformulazione del progetto da parte di Washington, mentre l’Esa — che aveva allocato centinaia di milioni di euro in hardware già completato — attendeva una risposta collettiva a livello europeo entro la riunione ministeriale prevista a giugno. L'Italia ha a tutti gli effetti saltato un accordo a livello europeo tramite questo accordo bilaterale.
La filiera coinvolta è ampia. Accanto a Thales Alenia Space e Leonardo operano imprese come Argotec, unica europea con componenti impiegati in due missioni NASA contemporaneamente, e D-Orbit nei servizi orbitali. La filiera piemontese comprende circa 350 aziende e vale 8 miliardi di fatturato; il distretto laziale aggiunge altri 330 operatori.
Ne deriva però un rischio: la stessa logica bilaterale espone l’Italia a rinegoziazioni future senza la leva europea nel caso in cui Washington decida di cambiare di nuovo le proprie priorità — come già accaduto con il progetto Gateway, finanziato dal Congresso con 2,6 miliardi e poi sospeso per via esecutiva. Le esportazioni italiane di satelliti e componenti spaziali sono passate da 300 milioni a oltre 500 milioni di euro nel 2025, ma dipendono da scelte che si prendono a Washington. Nel QFP 2028–2034 l’UE destina 131 miliardi a difesa e spazio: è plausibile che la cooperazione bilaterale intensa riduca la capacità italiana di valorizzare entrambe le partnership nel tempo.
E adesso?
• Nel breve termine (aprile–giugno 2026): seguire la ministeriale Esa di giugno, che determina se i contratti europei già avanzati — inclusa la posizione di Thales Alenia Space su I-HAB — vengono assorbiti nella nuova architettura o rimangono in sospeso.
• Nel medio termine (2026–2028): verificare se il protocollo Ali–Nasa si traduce in contratti esecutivi con importi e scadenze definiti; il precedente del Gateway — finanziato dal Congresso e poi sospeso — indica che questo passaggio è determinante per le imprese della filiera.
• Nel lungo termine (2028–2034): monitorare se il negoziato sul QFP orienta la dotazione europea per spazio e ricerca in modo coerente con gli impegni bilaterali, evitando che i due binari divergano.