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La presidenza irlandese del Consiglio Ue propone un taglio da 141 mld al bilancio 2028-34, competitività e difesa perderebbero il 13%

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La presidenza irlandese del Consiglio Ue propone un taglio da 141 mld al bilancio 2028-34, competitività e difesa perderebbero il 13%

Cos’è successo

Sabato 10 ottobre la presidenza irlandese del Consiglio UE ha presentato il suo compromesso sul bilancio pluriennale 2028-2034 (Quadro finanziario pluriennale, QFP): 1.622 miliardi di euro a prezzi 2025, circa 1.825 a prezzi correnti. Sono 141 miliardi in meno, l’8%, rispetto alla proposta della Commissione. Non piace a nessuno.

Martedì 13, al Consiglio Affari generali di Lussemburgo, i sei «frugali» (Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Finlandia, Danimarca) hanno chiesto altri tagli. I 17 Amici della coesione, guidati dalla Spagna, più ambizione. Il commissario al Bilancio Piotr Serafin si è detto «insoddisfatto». Il relatore del Parlamento europeo, Siegfried Mureșan, ha avvertito che l’Aula non darà il suo consenso a questo testo.

Perché conta

Il taglio non è neutro. Coesione, agricoltura e pesca perdono il 3%, a 914 miliardi. Competitività, ricerca e difesa il 13%, a 456 miliardi. L’azione esterna (Global Europe) il 17%, a 157 miliardi, con i fondi ai Paesi candidati all’adesione scesi da 36,5 a 32,6 miliardi. Vince il bilancio delle buste nazionali, perde quello dei beni comuni europei: proprio le voci con cui l’UE dovrebbe reggere il confronto con Stati Uniti e Cina. Per l’Italia, tra i Paesi soddisfatti dei propri fondi, è una buona notizia nel breve. Il paradosso: Berlino contesta i tagli a ricerca e difesa, ma chiede un totale più basso.

  • Sì, ma il +30% rispetto al bilancio attuale rivendicato da Dublino è in parte un’illusione ottica: dei 356 miliardi di aumento nominale, 150 servono a rimborsare il debito comune di NextGenerationEU, e il resto non compensa inflazione e crescita, denuncia il Parlamento;
  • Il sostegno dedicato all’Ucraina resta invariato a 88,9 miliardi: il resto dell’azione esterna paga il conto;
  • Le nuove risorse proprie, entrate incassate direttamente da Bruxelles, varrebbero circa 55 miliardi l’anno, soprattutto alzando dal 75% al 90% la quota UE della tassa sul carbonio alle frontiere (CBAM). Restano fuori le tre imposte volute dal Parlamento su servizi digitali, gioco d’azzardo online e cripto-attività.

Adesso

  • Giovedì 15 e venerdì 16 ottobre il dossier arriva al Consiglio europeo, dove il presidente António Costa prende in mano il negoziato. Su Berlino le versioni divergono: per Agence Europe Friedrich Merz giudica il volume «non una base accettabile», per il ministro irlandese Thomas Byrne il cancelliere «ne ha preso nota» senza respingerlo;
  • Costa ha messo in bozza un vertice straordinario sul bilancio il 26-27 novembre, a ridosso delle elezioni politiche in Spagna, capofila del fronte della coesione: Madrid potrebbe arrivare al tavolo decisivo con poco margine per concedere.
  • L’obiettivo resta un accordo entro fine anno, ma il Parlamento, che deve dare il consenso, può usare le risorse proprie come leva, e Parigi fa della «preferenza europea» una condizione per firmare. Se il conto lo chiudono i frugali, a pagare saranno ancora competitività e difesa, non le buste nazionali.

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