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Il governo italiano punta a usare i 7 mld della clausola energia anche per alleggerire le bollette

Cos’è successo
Il governo italiano punta a usare per gli aiuti in bolletta i 7 miliardi l’anno che l’Europa gli concede per la transizione energetica. Le regole europee lo escludono. Il 12 ottobre, in audizione davanti alle commissioni Bilancio, il ministro Giorgetti ha alzato i toni: se Bruxelles dice no, "le famiglie sopportino", ed è "una scelta sbagliata".
Il 13 ottobre Camera e Senato hanno approvato uno scostamento di circa 29 miliardi per il 2027-28. Lo consente la clausola di salvaguardia nazionale (National Escape Clause, NEC): 0,3% del PIL l’anno per la difesa e 0,3% per l’energia. Il deficit 2027 salirebbe al 3,4%. Al netto della clausola, per Bruxelles rimane al 2,8% e quindi al di sotto del tetto della procedura d'infrazione.
Perché conta
La NEC non è un assegno in bianco. La Commissione europea ammette solo spese che riducono la dipendenza da gas e petrolio: pompe di calore, ristrutturazioni, rinnovabili, reti elettriche. E nei suoi orientamenti di agosto esclude esplicitamente tagli delle accise e sussidi contro il caro prezzi. Il ministro Giancarlo Giorgetti non chiede quindi più soldi: chiede di cambiare la natura della clausola. Il motivo è contabile. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), nel 2027 non c’è alcuno spazio di bilancio oltre alle misure coperte dalla clausola. È l’ultima manovra prima delle politiche del 2027, e ogni euro di aiuti in bolletta spostato nella deroga libera risorse per Irpef, pensioni e sanità.
- Il taglio delle accise è costato 2,07 miliardi dal 19 marzo al 10 settembre, secondo i Servizi Studi di Camera e Senato: la quota energia della NEC vale più del triplo, ogni anno, ma quei soldi servono a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e ad accellerare la transizione energetica, non a tamponare le perdite nel breve termine;
- Tuttavia è proprio il gioco che Bruxelles teme. A proposito delle misure retroattive, la Commissione scrive che servirebbero solo a "creare un margine di bilancio per altri fini";
- Il conto arriva dopo il 2028: l’UPB stima un aggiustamento fino a circa 0,75 punti di PIL l’anno per quattro anni, con la spesa per interessi al 4,6% del PIL.
Adesso
- Entro il 15 ottobre il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio: sarà il primo testo ufficiale a dire come verranno spesi i 7 miliardi energetici del 2027 e se includono aiuti diretti alle famiglie. È lì che la trattativa con la Commissione diventa visibile;
- Entro il 20 ottobre la legge di bilancio deve arrivare in Parlamento, ma Giorgetti ha già messo in conto di sforare con i tempi: senza una risposta europea sulla quota energia, i saldi della manovra restano in sospeso e le coperture da trovare salgono. Il voto finale va chiuso entro il 31 dicembre;
- All’Ecofin di novembre il Consiglio Ue deve attivare formalmente la clausola. Se Bruxelles allarga le maglie, il governo avrà il suo sconto in bolletta pre-elettorale; se tiene il punto, dovrà cercare coperture tra contributi di banche ed energetici e una stretta sulle pensioni. Il verdetto vero arriva nella primavera 2027: se il deficit 2026 si conferma sotto il 3%, il Consiglio Ue può chiudere la procedura per deficit eccessivo sull’Italia.