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Se lo Stretto di Hormuz resta chiuso l'industria italiana rischia il -1,5% di fatturato tra 2026 e 2027

Cos’è successo
Qualora il blocco dello Stretto di Hormuz si protraesse fino alla seconda metà del 2026, il settore industriale italiano, in particolare manifatturiero, registrerebbe una pesante contrazione del fatturato al netto dell'inflazione, stimata all'1,5% nella media del biennio 2026-2027. Questo allarmante scenario emerge dal Rapporto sui Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia, a cui si sommano le stime di S&P Global che ipotizzano un'impennata del tasso di default delle imprese europee fino al 5% a causa del rapido esaurimento di liquidità e margini.
L'onda d'urto colpirebbe in modo diffuso quasi tutti i comparti, penalizzando i beni durevoli e d'investimento, mentre la meccanica ed elettronica recupererebbero solo nel 2028. A confermare la gravità della situazione c’è anche l'analisi di Confindustria: la paralisi dello Stretto mantiene il Brent sopra i 100 dollari al barile (105 a maggio) e spinge il gas europeo a 46 euro al megawattora, alimentando l'inflazione italiana (+2,7% ad aprile) e minando la fiducia di imprese e famiglie, con il Prodotto interno lordo (Pil) sostenuto principalmente dai progetti del Pnrr.
Perché conta
La stabilità economica dell'Ue e dell'Italia è fortemente minacciata da questa crisi geopolitica per almeno tre ragioni cruciali.
- L'esaurimento dei margini operativi aziendali mette a repentaglio la tenuta strutturale del sistema produttivo, minacciando la sopravvivenza stessa del tessuto industriale;
- La logistica e la produzione dell'Ue subirebbero uno shock a causa scarsità fisica di merci e idrocarburi, non solo per l’assenza del petrolio “cartaceo” nelle transazioni di mercato. L'hub di Rotterdam, ad esempio, riceve da Hormuz il 10% del greggio e il 14% dei prodotti raffinati;
- L'interruzione delle rotte energetiche colpirebbe i Paesi più vulnerabili come l'Italia, esposta direttamente insieme a Francia e Belgio al blocco di 10-12 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto qatariota.
Adesso
- A livello dell'Ue si prospetta uno scenario di forte spinta stagflativa, in cui l'impennata dei costi potrebbe spingere la Banca centrale europea (Bce) a mantenere i tassi di interesse elevati, frenando la domanda;
- Nel Golfo Persico c'è da aspettarsi una paralisi prolungata e una costante tensione sui prezzi del petrolio, poiché una tregua strategica tra Usa e Iran sembra ancora lontana e impedisce una reale stabilizzazione dei mercati;
- In Italia si potrebbe assistere a un aumento dell'inflazione core e a un deterioramento del credito agli investimenti, costringendo il comparto industriale a dipendere quasi unicamente dai fondi del Pnrr per evitare il peggio.