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"Salario giusto" da 934 milioni: Meloni rilancia, ma l'OCSE ci colloca al penultimo posto

Cosa è successo
Il 28 aprile il governo ha approvato in Consiglio dei ministri il nuovo decreto lavoro. Il provvedimento stanzia circa 1 miliardo di euro per sostenere l’occupazione, con incentivi destinati soprattutto a giovani, donne e lavoratori nelle aree svantaggiate.
Il cuore della riforma è il principio del “salario giusto”: le aziende potranno accedere agli incentivi solo se applicano contratti collettivi considerati rappresentativi e trattamenti economici adeguati.
Tra le misure principali ci sono:
- sgravi contributivi fino a 500–650 euro al mese per nuove assunzioni di under 35
- incentivi alla stabilizzazione dei contratti a tempo determinato
- norme contro il cosiddetto caporalato digitale, soprattutto nel settore dei rider
Perché è importante
Il decreto arriva in un contesto di crescita dell'occupazione in Italia, ma i salari restano un problema strutturale. Secondo l’Istat, l’occupazione è aumentata (oltre 24 milioni di occupati nel 2025) e la disoccupazione è scesa intorno al 6%. Tuttavia, il potere d’acquisto dei lavoratori è diminuito: tra 2021 e 2025 i salari reali sono calati di circa -7,8%. A confermarlo è anche l'ultimo Wage Bulletin dell'OCSE, che colloca l'Italia al penultimo posto tra le economie avanzate per recupero dei salari reali dopo lo shock inflattivo.
- Il primo nodo è quello dei giovani: il decreto punta sugli under 35 con incentivi significativi alle assunzioni, ma il problema è strutturale. In Italia l’ingresso nel lavoro è spesso tardivo e segnato da contratti instabili o part-time involontari. Anche quando l’occupazione cresce, i giovani restano più esposti alla precarietà e alla bassa qualità del lavoro. Questo rende difficile costruire autonomia economica e contribuisce al calo demografico e all’emigrazione qualificata.
- Il secondo nodo è quello dei salari: nonostante l’aumento degli occupati, molti lavoratori guadagnano poco. In alcuni settori, sono applicati contratti con retribuzioni anche di 6-7 euro lordi l’ora. Il decreto prova a intervenire indirettamente, premiando i contratti migliori invece di introdurre un salario minimo legale. È una scelta che divide: per il governo rafforza la contrattazione, per l'opposizione rischia di non incidere sui salari più bassi.
E adesso?
- Nel breve periodo, il decreto potrebbe aumentare l’occupazione stabile ma con effetti limitati sui salari. Gli incentivi alle assunzioni funzionano storicamente soprattutto nel breve periodo, spingendo le imprese ad assumere o stabilizzare contratti. È probabile quindi un ulteriore aumento dell’occupazione, soprattutto tra giovani e donne. Tuttavia, senza un intervento diretto sui livelli retributivi, l’impatto sui salari reali potrebbe restare contenuto;
- Nel medio-lungo periodo, si apre uno scontro tra due modelli di lavoro. Il decreto rafforza un modello basato su incentivi e contrattazione collettiva, senza salario minimo. Questo potrebbe consolidare un sistema in cui da un lato ci sono lavori stabili e tutelati, dall’altro segmenti ancora poveri e precari.