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Rotazioni agricole e filiere alimentari: la destinazione del foraggio determina il rischio produttivo
Cosa è successo?
Lo studio pubblicato su Nature Food (“Functionally rich crop rotations increase calorie and macronutrient outputs across Europe”, Vico et al., 2026) mostra che i benefici delle rotazioni colturali diversificate dipendono fortemente dall’uso finale delle colture foraggere. Le rotazioni con tre tipi funzionali di colture (cereali, leguminose o oleaginose e foraggi) generano maggiori quantità di calorie, proteine e grassi rispetto alla monocoltura cerealicola quando il foraggio viene destinato alla produzione lattiero-casearia. Tuttavia, se lo stesso foraggio viene utilizzato per carne bovina o biocarburanti, questo vantaggio si riduce drasticamente o scompare.
Perché è importante?
La differenza deriva dall’efficienza energetica delle filiere alimentari. Il paper evidenzia che la conversione del foraggio in carne bovina è molto meno efficiente rispetto alla produzione di latte: circa 0,047 kg di carne disossata per kg di sostanza secca ingerita, contro circa 1,05 litri di latte intero ottenibili nella filiera lattiero-casearia. Dopo circa vent’anni, un sistema agricolo che utilizza il foraggio per carne o biocarburanti può produrre meno calorie e proteine disponibili per il consumo umano rispetto alla monocoltura cerealicola di partenza.
E adesso?
Per il settore assicurativo e finanziario questo risultato introduce una variabile chiave nella valutazione del rischio agricolo e delle filiere alimentari. Aziende agricole con rotazioni diversificate ma orientate alla produzione lattiero-casearia presentano un profilo di reddito più stabile e resiliente rispetto a quelle che destinano il foraggio alla produzione di carne o energia. Nei modelli di rischio per trade credit, supply chain e prodotti assicurativi legati alla sostenibilità, ignorare la destinazione d’uso del foraggio può portare a valutazioni errate, premiando pratiche agricole che non generano i benefici produttivi o ambientali attesi.