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Rilancio del nucleare: perché l’assicurabilità conta quanto i reattori
Cosa è successo?
Secondo Aon – Nuclear Energy Revival: Risk, Resilience and the Talent Revolution (gennaio 2026), il nucleare è tornato al centro dell’agenda energetica globale: circa 70 reattori sono in costruzione e a COP28 è stato fissato l’obiettivo di triplicare la capacità nucleare entro il 2050. Eppure, la quota del nucleare sull’elettricità globale è scesa a 9%, minimo da 40 anni. Il nodo non è tecnologico ma di rischio: gli SMR mostrano costi molto variabili (LCOE 60–140 USD/MWh), segnale di profili non standardizzati. Inoltre, il 67% dei reattori mondiali ha più di 30 anni, mentre il settore affronta una crisi di competenze con pensionamenti massivi in Francia, USA e Canada.
Perché è importante?
Per il settore assicurativo, il vincolo non è la capacità di capitale ma la governance del rischio. Il nucleare diventa assicurabile solo se i rischi “first-of-a-kind” vengono ridotti tramite design Gen III/III+, se l’assicurazione entra prima del fuel loading, e se le coperture lungo costruzione, test, trasporto e avviamento sono coerenti. Sui parchi esistenti, l’assicurazione evolve da trasferimento del rischio a gestione della vita dell’asset (manutenzione predittiva, digital twin, PRA). Infine, la carenza di talenti diventa una variabile di underwriting: influisce su ritardi, errori di commissioning e severità dei sinistri.
E adesso?
Gli assicuratori diventano gatekeeper della bancabilità: partner tecnici che standardizzano il rischio, estendono la vita degli asset e integrano rischio umano nelle polizze. Senza questa svolta, il revival nucleare resta un obiettivo politico più che un progetto finanziabile.