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Ricchezza record, fondamenta fragili
Cosa è successo?
Secondo il McKinsey Global Institute, nel 2025 la ricchezza globale ha raggiunto circa 600 trilioni di dollari, ma su basi sempre più sbilanciate: dal 2000 il bilancio globale (asset e passività) è cresciuto molto più del PIL, spinto soprattutto dall’aumento dei prezzi di immobili ed equity e dall’espansione del debito. Per ogni dollaro di nuovo investimento reale, il sistema ha generato oltre 3 dollari di nuova ricchezza delle famiglie, di cui circa un terzo “sulla carta”, non sostenuta da nuova capacità produttiva. Il debito globale è vicino a 2,6 volte il PIL e la concentrazione della ricchezza resta elevata: l’1% più ricco detiene almeno il 20% della ricchezza nei principali Paesi, con punte più alte negli Stati Uniti e livelli comparabili in Europa.
Perché è importante?
Per l’Europa il rischio è doppio: crescita debole e competitività in calo. Senza un’accelerazione della produttività, il divario di reddito pro capite con gli USA è destinato ad ampliarsi ulteriormente, mentre l’elevata esposizione a immobiliare e debito pubblico rende l’area vulnerabile a shock sui tassi. L’inflazione recente ha ridotto i rapporti debito/PIL solo “per effetto matematico”, senza risolvere i nodi strutturali.
E adesso?
Il report individua una sola via sostenibile: far crescere l’economia più velocemente dei bilanci. Per l’Europa significa investire di più in capitale produttivo, tecnologia e competenze, spostando risorse da rendite e asset esistenti verso innovazione e produttività. Senza questo cambio di rotta, lo scenario più probabile resta una stagnazione prolungata, con ricchezza elevata ma sempre meno utile a sostenere crescita, coesione sociale e autonomia strategica.