News & BusinessASSICURAZIONI
Resilienza climatica UE: il settore assicurativo chiede una revisione profonda del quadro normativo
Cosa è successo?
Nel documento “Final Insurance Europe response to EC climate resilience consultation” (febbraio 2026), Insurance Europe afferma che l’attuale architettura europea di gestione del rischio climatico “non è adatta allo scopo” (not fit for purpose). Secondo l’associazione, le politiche di resilienza climatica a livello europeo e nazionale stanno avanzando in modo lento e disomogeneo, senza tenere il passo con l’accelerazione degli impatti climatici. La posizione è stata espressa nel contesto della consultazione sulla futura normativa della Commissione europea relativa all’European Climate Resilience and Risk Management Integrated Framework, ancora in fase di elaborazione.
Perché è importante?
Insurance Europe propone una serie di cambiamenti strutturali nella futura normativa: traiettorie climatiche comuni a livello europeo ma con applicazione flessibile locale, valutazioni del rischio principalmente a livello nazionale, e una definizione chiara dei responsabili del rischio (“risk owners”) con mandato legislativo. L’associazione chiede inoltre accesso aperto a dati NatCat granulari e standardizzati, oggi frammentati tra diverse amministrazioni. Sul piano prudenziale, il settore difende il quadro attuale di Solvency II, ritenendolo già adeguato a gestire il rischio climatico fisico, con un aggiornamento dei fattori NatCat previsto da EIOPA nel gennaio 2027.
E adesso?
Tra le proposte più innovative emerge l’idea di un “digital-physical resilience sandbox” per infrastrutture critiche (energia, acqua, trasporti e comunicazioni di emergenza) da sviluppare nei prossimi 5-10 anni con la partecipazione di assicuratori, operatori industriali e autorità di cybersecurity. L’obiettivo è affrontare un rischio emergente: la crescente interdipendenza tra eventi climatici estremi e vulnerabilità dei sistemi digitali. Un’interruzione cyber durante una crisi climatica potrebbe amplificare i danni economici, introducendo una nuova categoria di rischio combinato clima-cyber, ancora poco modellata nei portafogli assicurativi.