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Prima tranche dei 90 mld Ue per Kiev, ma l'inflazione sale al 7,9% e l'85% dell'energia arriva dall'estero

Cosa è successo
L’Ue ha dato il via libera alla prima tranche del prestito da 90 miliardi previsto per l’Ucraina. Il prestito era considerato fondamentale poiché le casse pubbliche del Paese sono, ovviamente, in grande difficoltà a motivo della guerra. L’arrivo dei liquidi europei, però, potrebbe essere solo un sollievo momentaneo per le casse di Kiev, perché l’economia ucraina sembra avere a che fare con danni così profondi che solo un contesto di completa ricostruzione potrebbe darle reale ristoro.
Perché è importante
Del tema si è occupata l'OCSE che ha dedicato spazio a un’analisi delle condizioni economiche del Paese e che scrive: si prevede che la crescita del PIL rallenti, passando da circa il 2,2% nel 2025 a circa l'1,5% nel 2027. Nonostante un tasso di crescita tra il 2,2% e l'1,5% possa sembrare decisamente buono (l'Italia è allo 0,8%), il dato è in realtà falsato dalle ragioni alla base di questa crescita, ossia una enorme spesa pubblica e un altrettanto enorme spesa militare (84 miliardi secondo il report di SIPRI; il settimo Paese al mondo per spesa militare in termini assoluti). Non solo. Questo tipo di crescita appare comunque in affanno, sia perché la spesa pubblica, per ovvie ragioni, in questa fase dipende più dagli aiuti esteri (come il prestito Ue o quello, decisamente inferiore dell FMI che ha stanziato 8 miliardi distribuiti in quattro anni), sia perché l'industria bellica ha bisgono di materie prime, energia e manodopera, cioè di cose che in Ucraina scarseggiano o costano molto care.
In particolare l'energia e la manodopera costituiscono un problema.
- Per quel che riguarda l'energia, a seguito della guerra e del danneggiamento delle infrastrutture energetiche, l'Ucraina è dipendente dalle importazioni per circa l'85% del suo fabbisogno di fonti fossili, uan situazione che verosimilmente peggiorerà nei prossimi mesi.
- Per quel che riguarda invece la carenza di lavoratori, questi sono sempre meno, sia a motivo della leva, sia a motivo dell'emigrazione dal Paese. Inoltre, il ridotto numero di lavoratori ha portato a un'impennata dei salari. L'inflazione (attualmente al 7,9%) e il deprezzamento della valuta esercitano ulteriore pressione.
E adesso?
- Così il quadro complessivo è di estrema fragilità e instabilità nel quale "gli aiuti europei, che termineranno nel 2027, sono sufficienti a scongiurare una crisi immediata e a garantire il funzionamento dello Stato, ma non a sostenere una ripresa a lungo termine o uno sforzo bellico prolungato”.
- Il vero nodo si sposta sul triennio successivo: senza un nuovo pacchetto pluriennale agganciato al Quadro Finanziario europeo 2028-2034 il modello attuale rischia di esaurirsi. Sul fronte politico, l'erosione della maggioranza di Zelenskyy potrebbe rendere meno scontato il consenso interno alle riforme strutturali che Bruxelles legherà ai prossimi finanziamenti. Lo sblocco dei beni russi congelati nei sistemi finanziari europei resta la variabile più rilevante per capire se il sostegno a Kiev potrà reggere oltre il 2027.