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L'Ue valuta acquisti congiunti dei farmaci per le malattie rare per superare 27 trattative nazionali sui prezzi

Cos’è successo
27 Stati membri, ma ancora 27 tavoli negoziali. La Commissione SANT del Parlamento europeo sta lavorando a un EU Rare Diseases Action Plan e tra le opzioni sul tavolo c’è il rafforzamento della collaborazione europea su prezzo e acquisto dei farmaci orfani. Non è ancora la proposta di un “prezzo unico europeo”, ma il segnale di una possibile evoluzione del modello.
Oggi un medicinale può ricevere un’autorizzazione centralizzata europea e poi affrontare percorsi nazionali differenti per prezzo, rimborso e accesso. Il risultato è un mercato farmaceutico comune solo a metà: la stessa innovazione arriva davanti a sistemi sanitari con dimensioni, risorse e capacità negoziali molto diverse. Il tema è particolarmente evidente nelle malattie rare, dove pochi pazienti e terapie spesso molto costose rendono più debole la posizione dei mercati più piccoli.
Perché conta
- Aggregare la domanda significa cambiare il rapporto di forza. Un Paese con poche decine di pazienti negozia diversamente da un blocco che rappresenta circa 450 milioni di cittadini. Lo stesso studio commissionato dal Parlamento indica joint procurement e collaborative pricing come strumenti che potrebbero consentire soprattutto agli Stati più piccoli di ottenere condizioni difficilmente raggiungibili individualmente;
- Il problema non è soltanto quanto costa un farmaco, ma chi riesce ad accedervi. Negoziazioni separate producono tempi e condizioni differenti. Una maggiore collaborazione potrebbe ridurre duplicazioni e disuguaglianze, ma non implica automaticamente un prezzo unico né necessariamente prezzi più bassi: valore terapeutico, disponibilità a pagare e sostenibilità dei singoli sistemi sanitari resterebbero variabili decisive;
- La politica farmaceutica europea sta cambiando scala. Il movimento non riguarda solo le malattie rare. Il Critical Medicines Act punta già a rafforzare il procurement collaborativo per alcune categorie di medicinali. L’idea che gli Stati possano comprare insieme ciò che oggi comprano separatamente sta quindi entrando progressivamente nella politica sanitaria europea.
Adesso
- Il primo laboratorio potrebbero essere proprio i farmaci orfani. Popolazioni piccole, prezzi elevati e forti disparità di accesso rendono le malattie rare un terreno naturale per sperimentare nuovi modelli di negoziazione sovranazionale;
- Il passo successivo potrebbe essere separare sempre meno valutazione e acquisto. L’Europa sta già introducendo valutazioni cliniche congiunte attraverso l’HTA europeo, anche per farmaci orfani e terapie avanzate. Se alla valutazione comune si affiancassero progressivamente negoziazioni coordinate, una parte crescente del percorso di accesso potrebbe spostarsi dal livello nazionale a quello europeo;
- La vera domanda è fin dove gli Stati sono disposti a cedere sovranità. Comprare insieme significa guadagnare scala, ma anche accettare maggior coordinamento su priorità, condizioni e potenzialmente prezzi. Se questo modello funzionasse sugli orfani, però, sarebbe difficile non chiedersi dove possa essere applicato dopo.
L’Europa ha già imparato ad autorizzare molti farmaci come un unico mercato. Ora sta iniziando a chiedersi se, almeno in alcuni casi, debba imparare anche a comprarli come uno solo.