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Oltre l'85% degli investimenti digitali Ue nei data center, ma perde terreno sugli Usa nei chip

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Oltre l'85% degli investimenti digitali Ue nei data center, ma perde terreno sugli Usa nei chip

Cosa è successo

Secondo McKinsey, la geografia globale degli investimenti diretti esteri (FDI) — i capitali con cui un'impresa costruisce o acquisisce attività produttive in un altro paese, e quindi il principale indicatore anticipatore di dove si localizzeranno le filiere del prossimo decennio — si sta biforcando.

Dal 2022 circa il 75% degli annunci greenfield (progetti partiti da zero, non acquisizioni) si concentra nella manifattura avanzata, nelle infrastrutture AI ed energia, ma la crescita europea è trainata quasi esclusivamente dai data center, mentre gli Stati Uniti hanno più che raddoppiato gli investimenti esteri nella prima parte del 2025 e consolidano il vantaggio nei settori industriali strategici.

  • L'analisi di Mckinsey copre circa 200.000 annunci di investimenti cross-border tra il 2015 e maggio 2025; dal 2022 i data center rappresentano oltre l'85% degli annunci greenfield AI/infra digital in Europa, per circa 170 miliardi di dollari l'anno, in un mercato globale che potrebbe toccare i 7 trilioni di dollari entro il 2030;
  • L'Europa è cresciuta di circa il 65% esclusi i flussi intraregionali (investimenti che si spostano tra paesi UE senza aumentare la capacità complessiva), ma quasi esclusivamente grazie ai data center, parallelamente, gli investimenti infrastrutturali europei sono scesi di circa il 40% tra 2022 e 2024;
  • Negli Usa, i settori dei semiconduttori e dell'elettronica hanno attratto circa 450 miliardi di dollari tra 2021 e 2024, con oltre 100 progetti chip annunciati in 28 Stati per più di 500 miliardi di dollari di investimenti privati — a fronte di una domanda globale di semiconduttori stimata a 1,6 trilioni entro il 2030;
  • I capitali cinesi sono ormai tra i principali driver dei flussi verso l'Europa — circa 10 miliardi di dollari l'anno, il 55% degli annunci extra-europei diretti in regione — concentrati su EV e batterie con supply chain verticalmente integrate (l'investitore porta con sé i propri fornitori, riducendo lo spazio per la componentistica locale).

Perché è importante

Gli annunci greenfield non misurano quanto capitale arriva, ma chi controlla interi ecosistemi chiave tra cui: l'investitore anchor, il soggetto che avvia il primo impianto di scala in un territorio e attorno a cui si coagulano fornitori, servizi di ingegneria e centri di ricerca. Quando l'1% delle operazioni sopra il miliardo pesa per metà del valore globale, gli ecosistemi senza un anchor restano fuori dalla catena di fornitura fin dalla partenza: una gigafactory cinese in Ungheria che si rifornisce da produttori cinesi di celle e materiali esclude di fatto la componentistica italiana e tedesca, anche se l'impianto è fisicamente europeo. I casi riusciti di trasformazione export-driven (crescita economica guidata dalle esportazioni grazie a FDI integrati nella filiera domestica) — Repubblica Ceca, Polonia, Vietnam — hanno tutti combinato capitali esteri con infrastrutture, integrazione nelle catene del valore e investimento domestico complementare.

  • Il parametro rilevante per la competitività europea non è quindi la capacità installata, ma la quota di valore generata da attori europei lungo tutta la filiera. La competizione con gli Usa non si gioca solo sul costo del capitale (molto più alto in Europa), ma sulla capacità di offrire energia, permitting (tempi e prevedibilità delle autorizzazioni amministrative), connessione alla rete e velocità delle autorizzazioni.
  • Il boom americano 2025 è fortemente concentrato su pochi megaprogetti e resta da verificare se si allargherà su più settori e Stati o se si esaurirà per via della politica tariffaria di Washington. Se i negoziati Usa–Ue producono impegni di investimento analoghi a quelli già siglati con Giappone e Corea, parte dei flussi potrebbe essere redistribuita verso l'Europa.

E adesso?

  • Seconda metà del 2026: vedere se i prossimi annunci europei continueranno a concentrarsi sui data center e fabrication (impianti di produzione di semiconduttori), batterie ed EV — e se la mappatura delle capacità industriali della Commissione collegherà FDI, energia e autorizzazioni in un'unica agenda operativa per EDIP (European Defence Industry Programme) e SAFE (lo strumento UE per il finanziamento della capacità industriale strategica);
  • 2026–2028: distinguere dai progetti FDI annunciati in Europa le capacità di integrarsi con la filiera e le capacità di importazione di supply chain predefinite; per l'Italia, mappare le PMI della componentistica e la compatibilità dei loro standard con i requisiti dei megaprogetti in costruzione;
  • 2028–2030: verificare se il ciclo Usa resta trainato da singoli mega-progetti o si diffonde strutturalmente, e se il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (il bilancio settennale UE 2028–2034) incentiva programmi cooperativi in manifattura avanzata coerenti con la geografia globale dei flussi — con il CHIPS Act americano come benchmark comparativo.

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