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Oltre 10 Paesi Ue si offrono per la missione di addestramento all'esercito libanese

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Oltre 10 Paesi Ue si offrono per la missione di addestramento all'esercito libanese

Cos’è successo

Più di 10 Stati membri dell'Unione europea si sono detti disponibili a contribuire con risorse e personale a una missione di addestramento e consulenza per l'esercito libanese. Lo ha annunciato l'Alta rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas, parlando ai giornalisti in Irlanda al termine di un incontro dei ministri della Difesa europei. La missione, ha precisato Kallas, punta a "rafforzare le forze armate libanesi e la capacità dello Stato libanese di garantire sicurezza su tutto il territorio", non a sostituire la missione Onu Unifil, il cui mandato scadrà a fine 2026. Un funzionario Ue ha riferito a Reuters che l'obiettivo è istituire formalmente la missione a metà ottobre, con il dispiegamento del personale previsto tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027; Kallas non ha specificato quali Paesi siano coinvolti.

Il Libano è dentro la guerra regionale mediorientale fin dal giorno dopo il 7 ottobre 2023, quando Hezbollah aprì un fronte contro Israele in solidarietà con Hamas, trasformando il confine tra i due Paesi in una linea di scontro quasi quotidiana. Il punto di svolta arriva un anno dopo, nel settembre 2024: il 17 settembre esplodono quasi simultaneamente centinaia di cercapersone in mano a militanti di Hezbollah in tutto il Libano, in un'operazione attribuita a Israele che uccide almeno nove persone e ne ferisce circa 2.800. Dieci giorni dopo un raid israeliano su un bunker sotterraneo a Beirut uccide il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, alla guida del gruppo da 32 anni. Da lì il conflitto si allarga ulteriormente: dopo un primo cessate il fuoco a fine novembre 2024, gli scontri riprendono e si intrecciano con la più ampia guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, fino a una nuova tregua tra Israele e Libano raggiunta il 16 aprile 2026 e a un accordo separato tra Israele ed Hezbollah entrato in vigore il primo giugno, con cui Israele si è impegnata a non colpire i sobborghi meridionali di Beirut ed Hezbollah a non attaccare il territorio israeliano.

Perché conta

  • Il cessate il fuoco resta fragile: l'esercito libanese ha completato la prima delle cinque fasi previste per il disarmo di Hezbollah, quella relativa all'area tra il fiume Litani e il confine con Israele, ma ha chiesto almeno altri quattro mesi per la seconda fase, a nord del Litani, che Hezbollah si rifiuta finora di riconoscere sostenendo che sia Israele a non aver rispettato gli accordi. Secondo le autorità libanesi, dall'inizio della tregua Israele ha ucciso oltre 370 persone e condotto più di 10mila attacchi aerei e terrestri, mantenendo inoltre truppe in cinque punti del sud del Libano;
  • La Francia lavora da mesi a un'iniziativa parallela, cercando di organizzare una conferenza internazionale per rafforzare l'esercito libanese e proponendo la creazione di una forza internazionale che possa in parte raccogliere l'eredità di Unifil, il cui mandato avvierà un progressivo ritiro destinato a concludersi entro la metà del 2027;
  • Un alto diplomatico occidentale ha detto a Reuters che le prospettive di decisioni rilevanti sul futuro del Libano restano limitate prima delle elezioni israeliane di fine ottobre, e che senza un rafforzamento credibile dell'esercito libanese sarà comunque difficile che questo possa muoversi nelle aree finora controllate da Hezbollah.

Adesso

  • Nello scenario più lineare, la missione Ue viene istituita nei tempi previsti a metà ottobre e il personale si dispiega tra fine 2026 e inizio 2027, in parallelo al ritiro di Unifil: l'esercito libanese, addestrato e meglio equipaggiato, riesce a completare la seconda fase del disarmo a nord del Litani ottenendo in cambio un ritiro israeliano almeno parziale dai cinque punti occupati nel sud;
  • Nello scenario di stallo, più probabile nel breve periodo, le elezioni israeliane di fine ottobre congelano ogni decisione politica rilevante, Hezbollah continua a rifiutare la seconda fase del disarmo e Israele mantiene le proprie posizioni nel sud del Libano, mentre il ritiro di Unifil comincia comunque a fine 2026 aprendo un vuoto di sicurezza nell'area prima ancora che la missione Ue sia pienamente operativa;
  • Nel caso peggiore, l'assenza di progressi sul disarmo unita al ritiro di Unifil e ai continui raid israeliani (oltre 10mila dall'inizio della tregua, secondo l'Onu) fa collassare il cessate il fuoco del 2026, riportando il confine tra Israele e Libano a uno stato di conflitto aperto proprio mentre l'esercito libanese, ancora privo del sostegno Ue, non avrebbe le capacità per contenere né Hezbollah né una nuova offensiva israeliana.

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