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Oltre 1 mln di specie a rischio estinzione e il tasso di perdita accelera fino a 100 volte

Cos’è successo
In un’intervista pubblicata da Knowable Magazine, la biologa Sandra Díaz ha sintetizzato i dati più recenti sulla crisi globale della biodiversità. Secondo IPBES, oltre 1 milione di specie sono minacciate su circa 8-10 milioni di specie eucariotiche totali. La IUCN classifica più di 48.600 specie a rischio di estinzione, pari al 28% di quelle valutate.
I gruppi più vulnerabili includono coralli, anfibi, squali, razze e oltre il 40% delle specie vegetali; i cicadi superano il 70%. Il tasso di estinzione attuale è stimato tra 10 e 100 volte superiore alla media naturale osservata nei fossili degli ultimi 10 milioni di anni. In Argentina, la provincia di Córdoba ha perso il 90% della copertura forestale in un secolo, passando dal 30% al 3%.
Perché conta
La perdita di biodiversità smette di essere solo una questione ambientale e diventa un fattore di rischio sistemico per infrastrutture, agricoltura e assicurazioni. La degradazione ecosistemica riduce infatti la capacità delle Nature-Based Solutions di funzionare come asset di mitigazione del rischio.
- La perdita di biodiversità funzionale compromette impollinazione, riciclo dei nutrienti, regolazione climatica e controllo biologico, aumentando vulnerabilità agricola e volatilità nei portafogli agri-insurance e property cat;
- Una valutazione scientifica internazionale del 2022 identifica una gerarchia chiara dei driver: uso del suolo, sfruttamento diretto degli organismi, cambiamento climatico, inquinamento e specie invasive. Il rischio regolatorio si concentra quindi soprattutto su agricoltura intensiva, infrastrutture e attività estrattive;
- Per il settore assicurativo emerge un rischio di repricing normativo ancora poco modellato: Nature Restoration Law, tassonomia verde e nuovi limiti sull’uso del suolo potrebbero ridefinire premi, esposizioni e criteri di assicurabilità.
Adesso
- Gli assicuratori potrebbero iniziare a integrare metriche di biodiversità e degrado ecosistemico nei modelli attuariali, soprattutto nei segmenti agro-industriali, infrastrutturali e parametrici;
- Il concetto di “reciprocità” proposto da Díaz (non estrarre oltre la capacità rigenerativa degli ecosistemi) può evolvere in standard regolatori e clausole contrattuali verificabili;
- Si apre un possibile nuovo mercato: polizze di compliance ecosistemica legate a limiti di sfruttamento, tutela della biodiversità e performance ambientale delle filiere produttive.
Fonte
https://knowablemagazine.org/content/article/food-environment/2026/fragile-future-of-biodiversity