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Nonostante l'81% delle serre ancora distrutte l'agricoltura di Gaza inizia a mostrare i primi segnali di ripresa

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Nonostante l'81% delle serre ancora distrutte l'agricoltura di Gaza inizia a mostrare i primi segnali di ripresa

Cos’è successo

Uno studio congiunto della FAO e del Centro satellitare delle Nazioni Unite, basato su dati satellitari ad alta risoluzione, ha rilevato un iniziale ripristino delle infrastrutture serricole in alcune zone della Striscia di Gaza. Tra ottobre 2025 e aprile 2026 sono stati ripristinati circa 24 ettari di serre danneggiate, con la maggior parte degli interventi concentrati nel governatorato di Khan Yunis, mentre ad aprile 2026 sono stati rilevati anche 22 ettari di strutture completamente nuove, principalmente a Khan Yunis e Deir al-Balah.

A questi segnali si affianca una ripresa nel settore zootecnico: tra novembre 2025 e maggio 2026 il numero di piccoli ruminanti a Gaza è aumentato per la prima volta dall'inizio del conflitto nell'ottobre 2023, con le pecore cresciute del 33% e le capre dell'8%, un miglioramento che favorisce la produzione locale di latte e latticini per le famiglie più vulnerabili. La ripresa zootecnica è stata sostenuta in parte dall'aumento degli aiuti di emergenza dopo il cessate il fuoco.

Perché conta

Dietro questi primi segnali positivi resta un quadro di distruzione ancora estesissimo, che rende la ripresa fragile e parziale.

  • Oltre l'81% delle serre resta fuori produzione: su un totale di 1.325 ettari di superficie serricola nella Striscia, 1.094 ettari restano danneggiati, una quota addirittura in leggero aumento rispetto all'80% registrato a ottobre 2025, con i danni più gravi concentrati nei governatorati settentrionali e a Rafah;
  • Il danno economico complessivo supera i 2,9 miliardi di dollari: secondo la valutazione rapida dei danni e dei bisogni pubblicata ad aprile 2026, il sistema agroalimentare di Gaza ha subito danni per 1,44 miliardi di dollari e perdite per 1,46 miliardi, mentre circa l'87% dei terreni coltivabili complessivi resta danneggiato;
  • Le restrizioni all'accesso frenano più della distruzione stessa: oltre ai danni fisici, la ripresa della produzione alimentare locale è ostacolata dalle limitazioni all'accesso via terra e via mare, inclusa l'espansione verso ovest della cosiddetta "Linea Gialla" che separa la zona di cessate il fuoco dall'area sotto controllo militare, oltre a notevoli restrizioni sull'importazione di sementi, fertilizzanti e attrezzature essenziali.

Adesso

  • La FAO chiede la rimozione immediata delle restrizioni sui fattori produttivi: secondo la vicedirettrice generale Beth Bechdol, gli agricoltori di Gaza sono pronti a rimettere in produzione ogni appezzamento disponibile, ma serve accesso senza ostacoli a sementi, fertilizzanti e attrezzature, con la stagione della semina già iniziata e un margine di tempo sempre più stretto;
  • Gli aiuti monetari condizionati stanno già raggiungendo 1.500 piccoli agricoltori: il programma della FAO per la stagione di semina 2026 permette a ciascun beneficiario di coltivare almeno un dunum di terreno (0,1 ettari), con una produzione di ortaggi freschi stimata sufficiente a coprire il fabbisogno annuale raccomandato di oltre 100mila persone; l'organizzazione punta ora a estendere il programma ad altre 280 famiglie;
  • La distribuzione di mangimi viaggia a un ritmo cinque volte superiore al periodo pre-cessate il fuoco: la FAO distribuisce oggi quasi 600 tonnellate di mangimi al mese, e dall'inizio del conflitto ha consegnato oltre 6.000 tonnellate complessive di mangimi concentrati e orzo a più di 5.000 famiglie di allevatori, insieme a kit veterinari e assistenza tecnica per ricostituire le mandrie.

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