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Il 95% dei giovani italiani dice che l'agricoltura conta, ma solo l'1,4% vuole farla di mestiere

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Il 95% dei giovani italiani dice che l'agricoltura conta, ma solo l'1,4% vuole farla di mestiere

Cos’è successo

Solo l'1,4% dei giovani italiani tra i 18 e i 40 anni ha oggi piani concreti per diventare agricoltore, mentre l'8,9% dichiara di aver almeno considerato l'idea come possibile carriera professionale. È quanto emerge dal report "Who is willing to take up farming in Italy?", pubblicato dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione europea, basato su un sondaggio condotto su 885 giovani italiani. Il dato si inserisce in un quadro demografico già allarmante: meno dell'1% delle aziende agricole italiane è oggi gestito da under 25, il 9% da under 40, contro una media UE del 12%, mentre il 43% degli agricoltori ha più di 65 anni.

I giovani intervistati associano l'agricoltura soprattutto a natura, sostenibilità e sostenibilità ambientale, come mostra l'analisi delle prime tre parole che vengono loro in mente pensando al settore: nature, food, field, tractor, vegetables sono tra le più ricorrenti, insieme a termini legati alla fatica fisica come work e fatigue. Nessun concetto legato a un percorso di carriera emerge spontaneamente tra le risposte, un'assenza che il JRC segnala come significativa.

Perché conta

Il report evidenzia una frattura netta tra il riconoscimento sociale dell'agricoltura e la sua reale attrattività come scelta professionale.

  • Il 95% dei giovani riconosce l'importanza dell'agricoltura, ma solo il 34% la trova un mondo a cui appartenere: mentre la stragrande maggioranza degli intervistati considera il settore importante per la società oggi e in futuro, appena il 34% è d'accordo con l'affermazione di vedere il mondo agricolo come qualcosa a cui vuole appartenere;
  • Il reddito basso è il principale deterrente: il 68% degli intervistati ritiene che gli agricoltori percepiscano un reddito troppo basso, il 42% giudica la professione meno remunerativa di altre opportunità disponibili, e appena il 34% crede che gli agricoltori godano di una buona qualità della vita; a questo si aggiunge una percezione di immagine pubblica peggiore rispetto ad altri settori economici, condivisa dal 64% dei rispondenti;
  • I legami familiari restano il fattore decisivo per l'ingresso nel settore: chi ha familiari già coinvolti in agricoltura ha una probabilità di diventare agricoltore 25 volte superiore rispetto a chi non ha questi legami (4,1% contro 0,2%), e un tasso di interesse quasi doppio (13,1% contro 7%); le aree rurali mostrano sia il livello di interesse più alto (11%) sia il tasso più alto di transizione effettiva verso l'agricoltura (1,9%).

Adesso

  • Chi si avvicina all'agricoltura lo fa per passione, non per convenienza economica: tra chi ha considerato la carriera agricola, il 69% cita la passione per la natura come motivazione principale, seguita dal piacere di lavorare all'aperto (48%) e dal desiderio di autosufficienza (37%); l'opportunità economica pesa solo per il 25%, segno che le motivazioni valoriali e di stile di vita superano quelle strettamente finanziarie;
  • Gli ostacoli principali restano strutturali e finanziari: tra chi non è interessato all'agricoltura, le barriere più citate sono la mancanza di conoscenze o competenze (37%), gli alti costi di avviamento (31%) e l'accesso limitato alla terra (29%), a cui si aggiungono la fisicità del lavoro (27%) e l'incertezza di mercato (23%);
  • Il JRC chiede un cambiamento sistemico per rendere il settore più accessibile: secondo le conclusioni del report, colmare il divario tra il riconoscimento sociale dell'importanza dell'agricoltura e la riluttanza ad abbracciarla professionalmente richiede cambiamenti strutturali che rendano il settore più accessibile, remunerativo e allineato alle aspirazioni delle nuove generazioni, un tema che lo studio lega direttamente agli sforzi già avviati da autorità nazionali ed europee per attrarre nuovi giovani agricoltori.

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