Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

Policy NewsTecnologia & AI

Nella Manovra 30 mln all'anno per il software in cloud, niente voucher AI per le PMI

6 min di lettura
Nella Manovra 30 mln all'anno per il software in cloud, niente voucher AI per le PMI

Cos’è successo

L'art. 12 del disegno di legge di Bilancio per il 2027 — approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre e trasmesso venerdì al Parlamento — introduce un credito d'imposta fino al 30% dei canoni relativi al 2027, 2028 e 2029 per usare in cloud i software e le piattaforme per la digitalizzazione delle imprese elencati nel testo unico delle imposte sui redditi (fra cui i sistemi di AI), con un tetto di 30 milioni l'anno. La misura copre un buco lasciato dall'iperammortamento (la maxi-deduzione per gli investimenti in macchinari e software digitali reintrodotta dal 2026), che esclude il software usato in cloud perché i canoni sono un costo d'esercizio e non un bene da ammortizzare. L'avevano chiesta Confindustria e Assolombarda, alla cui assemblea, il 12 ottobre, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l'aveva anticipata.

Per il resto, l'AI compare in un solo articolo, il 46, che stanzia 5 milioni per il 2027 perché il ministero del Lavoro — attraverso l'Osservatorio sull'adozione dell'AI nel mondo del lavoro, creato dalla legge italiana sull'AI del 2025 — individui misure per riqualificare i lavoratori più esposti. Mancano invece due misure promesse dal ministro delle Imprese Adolfo Urso, cioè un voucher per portare l'AI nelle PMI e la proroga dell'iperammortamento, che resta così in scadenza a settembre 2028.

Perché conta

Fra i ritardi italiani sull'AI, quello nell'adozione è probabilmente il più alla portata di un bilancio nazionale, senza bisogno di aspettare l'Europa, dacché i modelli di frontiera chiederebbero capitali e scale che un singolo Stato difficilmente può mettere a disposizione (e per l'Italia, ormai, decisamente fuori tempo massimo). La Manovra punta in quella direzione, ma con cifre piccole e uno strumento tarato su chi ha già cominciato.

  • Nel 2025 usava almeno una tecnologia di AI il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti, contro il 20% della media UE (anche se in un anno il dato è raddoppiato). Fra i consumatori il ritardo è, in proporzione, più ampio, e secondo i dati della società di pagamenti Stripe (che gestisce gli incassi di buona parte delle aziende di AI) la quota di italiani che paga per un tool di AI è poco più del 60% della media UE e poco più di un terzo di quella americana. A questo divario la Manovra risponde con 30 milioni l'anno, tarati sui circa €94 milioni di spese agevolabili stimati dalla relazione tecnica. Il tetto copre quindi l'intera platea prevista, che però vale circa l'1% della spesa italiana in cloud (€9,5 miliardi nel 2026, secondo il Politecnico di Milano) e meno del 4% del solo software in abbonamento, perché il credito riguarda soltanto il software per la digitalizzazione elencato nel testo unico, non qualunque subscription ad un servizio AI. I fondi della legge sull'AI — fino a 1 miliardo — stanno invece dal lato dell'offerta, nel capitale delle imprese che sviluppano AI e tecnologie affini (tramite CDP Venture Capital, il braccio di venture capital di Cassa depositi e prestiti);
  • Fra le imprese da 10 a 249 addetti usa l'AI il 15,7%, contro il 53,1% di quelle con almeno 250. Fra le aziende che hanno valutato l'AI senza adottarla, il primo ostacolo è la mancanza di competenze (58,6%), su cui la manovra mette i €5 milioni dell'art. 46. Il credito d'imposta, invece, aiuta poco chi deve ancora cominciare, perché il testo non distingue fra un abbonamento nuovo e uno che l'impresa paga già, e ciò vorrà dire che una parte andrà verosimilmente a scontare spese che le imprese più digitalizzate avrebbero sostenuto comunque. Tutto questo sebbene la distinzione esista già nel voucher del ministero delle Imprese per cloud e cybersicurezza (€150 milioni, fino a €20.000 per impresa), che copre anche software con funzioni di AI ma finanzia soltanto soluzioni nuove o più avanzate di quelle in uso;
  • Il credito non pone requisiti sul fornitore, e dunque il 30% vale allo stesso modo per un gestionale italiano e per una piattaforma americana. Per l'adozione è la scelta giusta — la stessa che il governo ha fatto a marzo togliendo dall'iperammortamento il vincolo dei beni prodotti nell'UE o nello Spazio economico europeo (introdotto dalla manovra dell'anno scorso). Anche la commissione Politiche UE della Camera ha ragionato in modo simile la settimana scorsa, nel parere sulla proposta di regolamento europeo su cloud e AI (il Cloud and AI Development Act, CADA), dove scrive che la nazionalità o la sede del fornitore, "pur rilevante", non dovrebbe essere l'unico parametro, e che l'eventuale esclusione di un fornitore dovrebbe fondarsi sul controllo effettivo del servizio, verificato con garanzie dimostrabili. Una dipendenza tecnologica che nel breve periodo l'Italia non può evitare va governata, però, proprio con garanzie scritte su chi può accedere ai dati o interrompere un servizio, e la sede per fissarle è il CADA.

Adesso

  • Voucher e proroga dell'iperammortamento potrebbero rientrare con gli emendamenti, durante l'esame di Camera e Senato che dovrà chiudersi entro il 31 dicembre. Sulla proroga il metro è il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che il 12 ottobre aveva assicurato in Parlamento un iperammortamento "non solo prorogato ma anche rafforzato". I margini però sono stretti, perché circa la metà dei €26 miliardi della manovra è legata alla flessibilità sulle regole fiscali europee per le maggiori spese in energia e difesa (e buona parte del resto è già assorbita dalla conferma di misure esistenti);
  • Entro i primi di marzo (almeno sulla carta) i ministeri delle Imprese e dell'Economia dovranno adottare il decreto attuativo, con le procedure per far stare le richieste nel tetto annuo. Stando alla stima della relazione tecnica il tetto basta; se le domande la smentissero, le strade più battute sarebbero un riparto proporzionale — con cui il 30% scenderebbe e l'impresa saprebbe solo a posteriori quanto le spetta — e l'ordine di arrivo, che premierebbe chi è già organizzato. In quel caso, una quota riservata alle PMI — che il testo non esclude — sarebbe il modo più semplice per correggere il tiro.
  • Dal 2 dicembre 2027 scatteranno gli obblighi dell'AI Act sui sistemi ad alto rischio dell'allegato III (dalla selezione del personale all'istruzione), su cui vigilerà soprattutto l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN). Il decreto di adeguamento all'AI Act ha affidato all'ACN e all'Agenzia per l'Italia digitale (AgID) i nuovi compiti a risorse invariate, e nell'articolato della manovra non c'è una riga che ne aumenti i mezzi (l'unica che tocca l'AgID, l'art. 87, le toglie anzi alcuni servizi digitali pubblici a favore di 3-I, la società informatica pubblica che lo stesso articolo fa passare sotto la Sogei del ministero dell'Economia), benché sia l'ultima legge di bilancio prima che quegli obblighi scattino.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Tecnologia & AI

DeepSeek raddoppia il round per i chip Nvidia di contrabbando, 15,8 mld, il 27% da soci statali

Tecnologia & AI

Solo il 29% degli assicuratori usa davvero l’AI dall'inizio alla fine dei processi

Tecnologia & AI

4 livelli di sovranità del cloud europeo, la Camera Ue chiede garanzie contro i rischi senza escludere i fornitori extraeuropei