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Solo il 29% degli assicuratori usa davvero l’AI dall'inizio alla fine dei processi
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Cos’è successo
KPMG International ha pubblicato il 1° ottobre un nuovo report sull’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore assicurativo, rivelando un divario netto tra percezione e realtà: quasi metà dei dirigenti assicurativi intervistati ritiene che la propria organizzazione sia tra i leader del settore in materia di AI, ma solo il 29% dichiara di far realmente girare processi end-to-end (dall’inizio alla fine) tramite agenti AI o automazione.
Allo stesso tempo, il 68% degli intervistati ritiene che muoversi troppo lentamente sull’AI sia un rischio maggiore rispetto a muoversi troppo in fretta.
Perché conta
- Secondo Frank Pfaffenzeller, Global Head of Insurance di KPMG International, gran parte dell’attività AI attuale nel settore resta concentrata su guadagni di produttività e casi d’uso mirati — ma la prossima fase richiederà di ridisegnare i percorsi del cliente, i modelli operativi e i processi decisionali attorno all’AI, non solo renderli più efficienti;
- Il divario tra fiducia e trasformazione reale richiama un tema già emerso in altri report di settore (il sondaggio Moody’s che avevamo visto su AI “mainstream ma senza ROI dimostrabile”): le assicurazioni stanno investendo pesantemente in AI, ma faticano a tradurre quegli investimenti in cambiamenti strutturali profondi dei propri processi;
- Nel lungo periodo, secondo KPMG, l’AI potrebbe permettere alle assicurazioni di andare oltre il semplice trasferimento del rischio, verso forme più proattive di gestione e prevenzione del rischio — una prospettiva che sposterebbe il ruolo stesso dell’assicuratore, da chi paga i danni a chi aiuta a evitarli.
Adesso
- Secondo Pfaffenzeller, “la vera opportunità non sta semplicemente nel rendere più efficienti i processi di oggi, ma nel ripensare il modo di lavorare e il modo in cui il rischio viene compreso, gestito e prevenuto in futuro” — un invito esplicito a non limitarsi ad automatizzare l’esistente;
- Resta da vedere quanto rapidamente le compagnie che oggi si percepiscono come “leader” (quasi la metà del campione) riusciranno a colmare il divario con l’effettiva implementazione end-to-end, dato che solo meno di un terzo dichiara di averla già raggiunta;
- Il tema si inserisce in una pressione competitiva crescente nel settore: con il 68% degli intervistati che considera la lentezza un rischio maggiore della fretta, è probabile che la pressione a investire in trasformazione AI strutturale — non solo pilot isolati — continuerà ad aumentare nei prossimi trimestri.