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4 livelli di sovranità del cloud europeo, la Camera Ue chiede garanzie contro i rischi senza escludere i fornitori extraeuropei

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4 livelli di sovranità del cloud europeo, la Camera Ue chiede garanzie contro i rischi senza escludere i fornitori extraeuropei

Cos’è successo

La Commissione Politiche UE della Camera ha approvato mercoledì, con il voto favorevole annunciato anche da Italia Viva e PD, il documento della relatrice Rachele Silvestri (FdI) sul Cloud and AI Development Act (CADA), la proposta con cui la Commissione europea vuole almeno triplicare in cinque-sette anni la capacità dei data center dell'Unione e fissare quattro livelli di "sovranità" per il cloud degli enti pubblici. Il primo chiede dati e infrastrutture nell'UE, il secondo aggiunge garanzie contro l'accesso e le sanzioni di Paesi terzi, il terzo vuole un fornitore non controllato da Paesi extraeuropei (salvo quelli che la Commissione riconosca come affidabili), il quarto esclude ogni controllo extraeuropeo anche sul software. Il documento giudica la proposta conforme al principio di sussidiarietà (l'intervento europeo, cioè, è necessario e porta un valore aggiunto) ma solo "parzialmente conforme" a quello di proporzionalità, perché gli obblighi andrebbero commisurati ai rischi effettivi. Essendo favorevole, non può contribuire ai cosiddetti cartellini gialli (con cui i Parlamenti nazionali, se i pareri contrari raggiungono un terzo dei voti loro assegnati, possono costringere la Commissione a riesaminare una proposta) ed entra nel dialogo politico con le istituzioni europee.

Il documento chiede, fra l'altro, di delimitare il potere della Commissione europea di scavalcare le valutazioni dei rischi con cui gli Stati assegnano i livelli alle attività pubbliche, salvaguardando le prerogative nazionali sulla sicurezza; di motivare e limitare nel tempo le deroghe che permettono agli enti di comprare servizi di livello inferiore a quello richiesto (per esempio se manca un'offerta adeguata o costa troppo), accompagnandole con un piano di migrazione; e di evitare che i criteri di sostenibilità dei data center penalizzino, per ragioni climatiche, i Paesi mediterranei come l'Italia. Nelle premesse condivide l'obiettivo, indicato dal governo al Consiglio dell'UE, di tenere dati e servizi pubblici critici "sotto la giurisdizione europea", e scrive che la sovranità tecnologica richiede di prevenire "accessi e interruzioni unilaterali da parte di Paesi terzi"; ma aggiunge che la nazionalità o la sede del fornitore, "pur rilevante", non dovrebbe essere "l'unico parametro", e che l'eventuale esclusione dovrebbe fondarsi sul "controllo effettivo del servizio", verificato con garanzie tecniche, giuridiche e organizzative "dimostrabili".

Perché conta

Il documento non tocca i criteri dei quattro livelli, ma nelle premesse affianca alla linea del governo una formula vicina all'argomento dei fornitori americani, e lascia aperta proprio la questione su cui ha più peso l'esperienza recente: quali garanzie possano proteggere un servizio pubblico da un'interruzione ordinata da un altro governo.

  • Nelle richieste non compaiono le due proposte più radicali avanzate da Google nelle audizioni della settimana scorsa alla Camera (abolire il quarto livello e ammettere in automatico al terzo i fornitori dei Paesi alleati), a cui la relatrice aveva promesso di "dare un peso maggiore". Non compare nemmeno il riconoscimento automatico delle qualifiche già ottenute in Italia, chiesto da Amazon Web Services (AWS) e su cui il governo aveva avvertito di non presupporre "un'automatica equivalenza" con i requisiti europei. Già nella proposta, del resto, il CADA non guarda soltanto alla nazionalità, perché al terzo livello può ammettere i fornitori di Paesi che, fra l'altro, non possano costringerli a degradare o interrompere il servizio; il test, cioè, riguarda le leggi del Paese. La formula sul "controllo effettivo" lo sposterebbe invece sulle garanzie del singolo fornitore, come chiedevano in audizione AWS e Anitec-Assinform (l'associazione delle imprese digitali di Confindustria), mentre nei considerando della proposta (i paragrafi introduttivi che ne motivano il testo) la Commissione scrive che le versioni "sovrane" già lanciate dai fornitori non risolvono né la portata extraterritoriale delle leggi straniere né il rischio di degrado o interruzione del servizio. Accostata al richiamo alla "giurisdizione europea", è una formula ambigua, che nel negoziato i fornitori americani potrebbero citare a proprio favore;
  • Il secondo livello — che secondo le stime della Commissione riguarderebbe circa un quinto dei contratti pubblici di cloud — è il primo a chiedere espressamente ai fornitori controllati da Paesi terzi misure contro l'accesso ai dati e contro l'esposizione a sanzioni e controlli commerciali di quei Paesi (in pratica, contro il cosiddetto kill switch, l'interruttore con cui un governo straniero potrebbe far spegnere un servizio). Il documento vuole che i livelli 1 e 2 si fondino su "garanzie operative verificabili", rendendo "più efficaci" i controlli contro accessi e interruzioni, ed è una stretta soprattutto per il primo livello, che riguarderebbe circa il 70% dei contratti e nella proposta si certifica con un'autovalutazione del fornitore. Resta però da capire quale garanzia operativa possa resistere a un ordine del governo del fornitore. Le chiavi di cifratura tenute dal Polo strategico nazionale (il cloud per la PA controllato da TIM, Leonardo, CDP e Sogei) impedirebbero di leggere i dati, non di renderli irraggiungibili; le piattaforme di Google e Oracle installate nei data center del Polo, che possono funzionare scollegate, riducono il rischio, ma dipendono comunque da aggiornamenti che arrivano dagli Stati Uniti. E fin dove possa arrivare un ordine americano lo si è visto a giugno, quando il Dipartimento del Commercio statunitense ha vietato agli utenti stranieri l'accesso ai due modelli di punta di Anthropic, Fable 5 e Mythos 5, e l'azienda, non potendo escluderli, ha dovuto spegnerli per tutti per 18 giorni, fino alla revoca. Le garanzie operative attenuano il rischio senza eliminarlo; il documento, che pure individua il pericolo, non dice quali basterebbero;
  • Le richieste sulla proporzionalità — motivare il ricorso ai livelli più alti con una valutazione "proporzionata" del rischio, evitando un "aggravio indistinto", e delimitare il potere di correzione della Commissione — non cambiano i criteri dei livelli 3 e 4, ma potrebbero ridurre il numero di attività pubbliche che vi finiscono, e per i fornitori americani sono probabilmente un canale più concreto della formula nelle premesse. Più margine alle valutazioni nazionali significherebbe però anche più classificazioni divergenti, cioè quella frammentazione che il CADA vuole correggere e che lo stesso documento teme quando chiede di non lasciare a ogni Stato la scelta degli indicatori di sostenibilità dei data center, per evitare "una frammentazione del mercato unico". La sicurezza nazionale resta competenza degli Stati, ma le valutazioni toccano anche sanità, energia e trasporti, dove 27 criteri diversi avrebbero lo stesso effetto. Le due richieste servono entrambe interessi italiani (proteggere un sistema nazionale costruito in buona parte con tecnologia americana e difendere l'attrattività per i data center di un Paese caldo), e il documento lascia aperta la tensione fra le due.

Adesso

  • La Commissione Politiche UE del Senato ha messo in calendario per oggi, fra le altre, le audizioni di AWS, della filiale italiana della tedesca SAP e di Leonardo (fra i soci del Polo), e ha tempo fino al 12 novembre per esprimersi. Se ne riprendesse la formula, il governo porterebbe al Consiglio indicazioni di entrambe le Camere che tengono insieme la sua linea sulla "giurisdizione europea" e il criterio del controllo effettivo;
  • Al Consiglio dell'UE il Dipartimento per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi porterà i propri rilievi, e la presidenza irlandese dovrebbe presentare una relazione sui progressi entro fine anno, in vista di un'adozione che il calendario concordato fra le istituzioni europee prevede entro la fine del 2027. Dal modo in cui verranno definite le garanzie del secondo livello dipenderà quanta parte dei servizi pubblici sensibili resterà accessibile ai fornitori americani;
  • Le deroghe limitate nel tempo vanno nella direzione chiesta in audizione da Iliad (parte del gruppo francese che controlla anche il cloud europeo Scaleway), ma dipenderanno da quanto in fretta crescerà un'offerta europea che oggi vale circa il 15% del mercato cloud dell'Unione. Finché resterà a quel livello, la mancanza di un servizio adeguato, che giustifica la deroga, continuerà a verificarsi spesso.

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