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Nel budget europeo 2028–2034 ci sono 1.760 mld sul tavolo divisi in quattro grandi programmi

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Nel budget europeo 2028–2034 ci sono 1.760 mld sul tavolo divisi in quattro grandi programmi

Cos’è successo

Il Consiglio Europeo di questa settimana ha portato avanti in negoziati per il nuovo budget europeo (QFP) che riduce i programmi principali da otto a quattro e concentra quasi tutte le risorse nella gestione condivisa nel nuovo Heading 1, dove PAC e Politica di coesione vengono fuse in un unico fondo alimentato da piani nazionali e regionali di partenariato. Il nuovo QFP estende la logica di spesa introdotta dal PNRR alla politica ordinaria, legando l'erogazione dei fondi al raggiungimento di milestone e riforme pre-concordate con Bruxelles. Ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma rispetto al modello a rimborso che ha dominato i fondi strutturali per trent'anni. Secondo il Parlamento europeo, il nuovo schema fonderebbe 14 fondi esistenti in un unico quadro di gestione condivisa, con un unico piano per Stato membro.

La Commissione propone un budget da 1.760 miliardi di euro (per il periodo dal 2028 al 2034) a prezzi 2025 che equivale all'1,26% del GNI UE. Di questi, 149,3 miliardi sono i fondi destinati al rimborso del debito NGEU. Il Parlamento europeo nel suo interim report spinge per 1.930 miliardi, circa il 10% in più.

Perché conta

Il nuovo QFP replica la logica del PNRR. Questo potrebbe essere un problema per l'Italia che fatica a spendere i fondi dell'Ue e non ha gestito bene la programmazione e rendicontazione del PNRR. A metà del periodo 2021–2027, l'Italia aveva speso solo l'8% dei 74,8 miliardi disponibili tra fondi strutturali, in parte perché le amministrazioni centrali e regionali hanno concentrato capacità progettuale sul Recovery Fund. Ma anche lì il quadro è fragile: a fronte di 166 miliardi erogati — l'85% del PNRR — la spesa effettiva si fermava a 57,5 miliardi al 30 settembre 2024, circa il 29,6% del totale allocato. Allocazione e spesa reale sono due cose diverse, e il divario italiano tra le due è strutturale. Se il nuovo QFP subordina ogni erogazione a milestone certificabili — come il PNRR — il rischio non è di non avere abbastanza fondi sulla carta: è di non incassarli del tutto , con le rate bloccate a Bruxelles. Per un paese sotto procedura per disavanzo eccessivo che conta sui trasferimenti europei come leva di investimento pubblico, è un problema di bilancio, non solo amministrativo.

  • L'approccio performance-based dei piani nazionali eredita le criticità del RRF: regole di audit poco chiare, complessità amministrativa iniziale e milestone difficili da applicare a progetti ad alto rischio — esattamente le debolezze strutturali della PA italiana;
  • Il Parlamento chiede 1.930 miliardi contro i 1,76 della Commissione, ma anche questo importo superiore non risolve il problema di adeguatezza: le priorità nuove — difesa, AI, spazio, cleantech — assorbono risorse aggiuntive che prima non esistevano, mentre PAC e coesione vengono compresse in un contenitore unico con più condizionalità e meno segmentazione garantita;
  • Sì ma la logica RRF ha funzionato meglio in paesi con alta capacità amministrativa e forte ownership politica delle riforme. L'Italia ha tenuto il passo formale spostando 24 miliardi su strumenti finanziari a scadenza più lunga e rinegoziando milestone in corsa. Replicare questo schema su sette anni di fondi strutturali, senza la pressione politica straordinaria del post-pandemia, è un rischio sistemico.

Adesso

  • Il Consiglio europeo punta a chiudere il negoziato entro fine 2026 per adottare gli atti nel 2027 e avviare i finanziamenti dal 1° gennaio 2028: ogni mese di ritardo comprime il tempo che le PA italiane avrebbero per costruire la capacità progettuale richiesta dal nuovo framework performance-based;
  • Il nodo delle risorse proprie — tassa digitale (35 mld/anno stimati), cripto (20 mld) e altri strumenti — richiede l'unanimità in Consiglio e la ratifica di tutti gli Stati membri: senza un accordo entro settembre, le ambizioni su difesa e competitività verranno finanziate erodendo ulteriormente le buste nazionali già tagliate del 9,4%;
  • Con la nona rata approvata dalla Commissione ad aprile 2026, il totale erogato all'Italia raggiunge 166 miliardi su 416 milestone e target conseguiti: la distanza tra questo dato e i 57,5 miliardi effettivamente spesi è la cartina tornasole di quanto il sistema regga sotto pressione — prima che lo stesso modello diventi la norma permanente per tutti i fondi europei dal 2028.

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