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Missili e droni dall'industria automobilistica: il piano Usa da 1,5 trilioni

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Missili e droni dall'industria automobilistica: il piano Usa da 1,5 trilioni

Cosa è successo

Il Pentagono, sotto l’amministrazione Trump, ha avviato colloqui diretti con i vertici di grandi case automobilistiche e imprese manifatturiere americane per coinvolgerle nella produzione di munizioni e attrezzature militari, sfruttando la loro capacità produttiva e il personale per ampliare rapidamente la base industriale della difesa statunitense e metterla su un “piede di guerra”.

Tra le aziende contattate figurano General Motors (GM), Ford Motor, GE Aerospace e Oshkosh, un produttore di veicoli e macchinari. L’obiettivo è far sì che queste imprese commerciali, esterne al tradizionale settore della difesa, supportino i contractor storici e consentano un rapido aumento della produzione di munizioni, missili, sistemi contro i droni e veicoli tattici per la fanteria, inclusi possibili sostituti del Humvee che possano fungere anche da basi mobili di comando e alimentazione.

Le discussioni preliminari sono iniziate prima del conflitto in Iran, ma la guerra in corso e il precedente invio di armi all’Ucraina hanno ulteriormente consumato le scorte americane di munizioni, rendendo urgente l’espansione della capacità produttiva. Questo approccio richiama quanto avvenuto nella Seconda Guerra Mondiale, quando l’industria automobilistica di Detroit passò a produrre bombardieri, motori per aerei e camion -- l'Arsenale della Democrazia.

Perché è importante

Gli Stati Uniti stanno cercando di superare i limiti della base industriale della difesa tradizionale, che si è rivelata insufficiente di fronte sia a consumi elevati di munizioni in teatri di guerra multipli che per i tempi di consegna - nettamente inferiori a quelli dell'industria tecnologica. L’amministrazione Trump punta a una “soluzione commerciale” per permettere all’industria di contribuire allo sforzo bellico, integrando capacità manifatturiere civili avanzate (dall’automotive all’aerospazio) per produrre in modo più rapido e su larga scala.

  • Si tratta di un segnale chiaro che Washington considera la produzione di armi non più solo una questione di contractor specializzati, ma un impegno nazionale che deve coinvolgere l’intero tessuto industriale americano per mantenere un vantaggio decisivo sui campi di battaglia. Finora, la discussione dell'inclusione delle aziende civili nel comparto difesa riguardava gli ambiti ICT, software, e sensoristica. L'intenzione sembra essere di andare molto oltre.

E adesso?

Gli Stati Uniti si stanno preparando a una competizione "epica", per il livello dello sforzo, che include anche un bilancio della difesa record di 1.5 trilioni di dollari. Maggiore spesa militare su larga scala ha conseguenze dirette su tutto il mondo. In primo luogo, la domanda di materie prime è destinata ad aumentare, mettendo in competizione settore civile e militare negli Stati Uniti ma anche tra Washington e altri Paesi, alleati e avversari. In secondo luogo, una produzione su tale scala ha delle chiare implicazioni finanziarie, tanto sul budget federale che sul corso di borsa delle aziende della difesa. Vi è poi l'aspetto strettamente commerciale.

  • Nel caso in cui l'approccio americano dovesse aver successo, la produzione militare americana gioverebbe di economie di scala enormi che si rifletterebbero su prezzi inferiori, aumentando quindi la competizione per le aziende militari europee, in Europa e fuori. Vi sono però anche potenziali opportunità di investimento e cooperazione: droni, missili, componenti e materiali potrebbero richiedere un pià ampio coinvolgimento dei Paesi alleati. Nell'attuale fase di relazioni transatlantiche, non è però chiaro quale direzione queste possibili cooperazioni possano prendere.

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