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Lo Stato prende il 30% dei nuovi aumenti sulla tassa di soggiorno per finanziare gli aiuti ai disabili e ai minori

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Lo Stato prende il 30% dei nuovi aumenti sulla tassa di soggiorno per finanziare gli aiuti ai disabili e ai minori

Cos’è successo

Quest'anno, per la prima volta, lo Stato trattiene una parte della tassa di soggiorno. La Legge di Bilancio 2026 stabilisce infatti che, sugli aumenti dell'imposta, il 30% del gettito aggiuntivo vada all'erario e il restante 70% resti ai Comuni. La quota statale servirà a finanziare due fondi nazionali, uno per la disabilità e uno per i minori. Si tratta di una "compartecipazione verso l'alto" — cioè un trasferimento di risorse dai Comuni allo Stato — definita provvisoria, in attesa di una revisione complessiva della fiscalità sul soggiorno.

Il prelievo colpisce solo l'incremento del 2026, non il gettito ordinario, e solo dove i Comuni alzano le tariffe. Nei Comuni entro 30 km dalle sedi olimpiche di Milano-Cortina sale al 50%. Il tributo, intanto, corre: 1.024 milioni nel 2024 (+29%), 1.186 nel 2025 (+16%), oltre 1.300 milioni attesi nel 2026, ma attivato da appena 1.382 Comuni su 5.700 eleggibili.

Perché conta

  • Il punto di svolta non è il record: è che lo Stato si riprende una fetta di un tributo comunale per finanziare obblighi propri. I due fondi - disabilità e minori - coprono diritti civili e sociali, e il ddl fissa persino un livello essenziale (LEP) per l'assistenza agli studenti disabili: materia da fiscalità generale, non da tassa locale sui turisti. Eppure gli stanziamenti complessivi non crescono: la quota sull'imposta di soggiorno sostituisce risorse statali. E per i Comuni non sono soldi nuovi, perché la compartecipazione si realizza tagliando i loro trasferimenti;
  • L'imposta è "di scopo", ma senza una contabilità analitica obbligatoria sulle destinazioni il vincolo turistico è debole e la relazione tecnica non stima quanto lo Stato incasserà davvero;
  • Sul fronte legale, si consolidano gli effetti della storica svolta della Cassazione a Sezioni Unite: i gestori sono ormai definiti responsabili d'imposta e non più agenti contabili. Questo taglia fuori la Corte dei Conti e archivia definitivamente il vecchio rischio di peculato, trasformando la gestione del tributo in una questione puramente amministrativa.

Adesso

  • Scadenza vicina: la dichiarazione annuale 2025 va presentata entro il 30 giugno 2026, ora obbligatoria anche per property manager e piattaforme che incassano. Lo snodo successivo è il decreto MEF-Interno, già oltre la scadenza del 30 aprile, che deve definire come si calcola il "maggior gettito" e di quanto caleranno i trasferimenti ai Comuni;
  • Perché la compartecipazione abbia senso servirebbe prima la riforma rimasta nel cassetto dal 2024: rendere l'imposta attivabile da tutti i Comuni, fissare un'aliquota base nazionale e ancorare la base imponibile al prezzo della stanza, non alle "stelle". Una cornice che oggi non c'è, e che rende il prelievo statale tecnicamente arbitrario;
  • La partita si gioca sulla prossima Legge di Bilancio (ddl in Aula a ottobre): lì si decide se il prelievo "provvisorio" diventa strutturale. Scenario plausibile: lo Stato consolida la quota in cambio di una cornice nazionale uniforme, con i Comuni che cedono autonomia ma blindano il gettito ordinario.

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