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Le stime sulle emissioni globali divergono fino a 12 Gt di CO₂, rendendo i modelli climatici e assicurativi incerti

Cos’è successo
Uno studio pubblicato su Earth System Science Data evidenzia che le stime delle emissioni antropiche globali di gas serra variano sensibilmente a seconda della metodologia utilizzata. Nel periodo 2014-2023, le emissioni medie risultano pari a 44,4 GtCO₂e/anno secondo gli inventari nazionali UNFCCC, 54,5 GtCO₂e/anno nei modelli di valutazione integrata (IAM) e 56,4 GtCO₂e/anno includendo anche le fonti escluse dall'Accordo di Parigi.
Le differenze derivano soprattutto dal trattamento del settore uso del suolo e foreste (LULUCF) e dall'esclusione di alcune fonti e assorbimenti rilevanti: i gas fluorurati contribuiscono per circa 1,5 GtCO₂e/anno, il sink di carbonatazione del cemento assorbe 0,8 GtCO₂/anno, mentre ulteriori 2,4 GtCO₂e/anno di metano provenienti da zone umide e acque interne non sono contabilizzati negli inventari convenzionali.
Perché conta
Le differenze metodologiche non rappresentano un dettaglio statistico, ma incidono direttamente sulla qualità delle proiezioni climatiche e delle valutazioni economiche basate su tali dati.
- Lo scarto tra le diverse stime supera i 10 GtCO₂e annui, una differenza comparabile alle emissioni complessive di alcune delle maggiori economie mondiali;
- La principale fonte di divergenza riguarda il settore LULUCF, dove inventari nazionali e modelli climatici adottano criteri differenti per attribuire le emissioni e gli assorbimenti di carbonio;
- Per assicurazioni, riassicurazioni e investitori che utilizzano scenari climatici per valutare rischi fisici e catastrofali, l'impiego di dataset non direttamente confrontabili può generare distorsioni nella stima delle perdite future e nella tariffazione del rischio.
Adesso
- L'armonizzazione delle metodologie di contabilizzazione delle emissioni diventerà sempre più importante per garantire coerenza tra inventari nazionali, scenari climatici e politiche di decarbonizzazione;
- Operatori finanziari e assicurativi dovranno integrare procedure di riconciliazione tra dataset diversi prima di utilizzare gli scenari climatici nei modelli di rischio e negli stress test;
- Con l'aumento dell'utilizzo degli scenari climatici nella regolamentazione prudenziale e nella pianificazione finanziaria, la trasparenza sulle ipotesi metodologiche diventerà un elemento chiave per valutare correttamente il rischio di lungo periodo.
Fonte
https://essd.copernicus.org/articles/18/2549/2026/essd-18-2549-2026.pdf