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Le specie invasive marine crescono del 3,35% ogni anno nei mari europei e i dati sono ancora incompleti e sottostimati

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Le specie invasive marine crescono del 3,35% ogni anno nei mari europei e i dati sono ancora incompleti e sottostimati

Cos’è successo

Un nuovo policy brief del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea analizza la qualità del monitoraggio delle specie non indigene (Non-Indigenous Species, NIS) nei mari europei, elemento centrale per valutare il Good Environmental Status (GES) previsto dalla Marine Strategy Framework Directive.

Lo studio evidenzia che gli attuali dati europei sulle specie invasive sono fortemente influenzati dalle differenze nazionali nella capacità di monitoraggio e campionamento, rendendo difficile distinguere tra un reale aumento delle invasioni biologiche e un semplice miglioramento della capacità di rilevazione. Il JRC invita quindi a standardizzare metodologie, frequenza e copertura del monitoraggio per rendere più affidabili le future valutazioni ambientali.

Perché conta

La qualità del dato biologico rappresenta il fondamento delle future decisioni regolatorie europee su porti, acquacoltura, trasporto marittimo e infrastrutture offshore.

  • Il modello sviluppato dal JRC stima un tasso medio di introduzione di specie non indigene pari al 3,35% annuo, ma precisa che questo valore è ancora influenzato dalle differenze nello sforzo di monitoraggio tra i vari Paesi. L'aumento delle specie rilevate potrebbe quindi riflettere tanto una migliore sorveglianza quanto una reale crescita delle invasioni biologiche;
  • Le differenze tra Stati membri sono molto marcate. Ad esempio, l'Estonia monitora mediamente circa 437 siti all'anno, mentre il Belgio circa 14, evidenziando una forte eterogeneità nella raccolta dei dati. Circa metà della variabilità osservata deriva proprio dalle diverse capacità nazionali di monitoraggio piuttosto che da differenze ecologiche reali;
  • Il Mediterraneo rappresenta il caso più critico: i dataset nazionali presentano scarsa sovrapposizione temporale e metodologica, nonostante ospitino alcuni dei principali porti europei, come Genova, Marsiglia, Barcellona, Valencia e il Pireo, dove il rischio di introduzione di specie invasive attraverso le acque di zavorra è tra i più elevati.

Adesso

  • La Commissione lavorerà nei prossimi anni all'armonizzazione del monitoraggio delle specie invasive, così da rendere più affidabili le valutazioni del Good Environmental Status previste dalla normativa europea;
  • Per i settori marittimi ciò significa che le future decisioni regolatorie saranno sempre più basate su dati biologici standardizzati, con possibili effetti su autorizzazioni, obblighi ambientali e gestione del rischio nei porti e nelle attività offshore;
  • Per il settore assicurativo, una migliore qualità dei dati consentirà nel tempo una valutazione più accurata dei rischi legati a contaminazione biologica, biofouling, acquacoltura e infrastrutture marittime, ma evidenzia anche che, allo stato attuale, permane un'importante incertezza di base nella misurazione dell'esposizione biologica, soprattutto nel bacino del Mediterraneo.

Fonte

https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/bitstream/JRC146663/JRC146663_01.pdf

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