Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessAssicurazioni

Le regioni tropicali hanno il 43% delle superfici coltivate, ma concentrano il 78% della perdita globale di biodiversità

2 min di lettura
Le regioni tropicali hanno il 43% delle superfici coltivate, ma concentrano il 78% della perdita globale di biodiversità

Cos’è successo

Un nuovo studio pubblicato su Nature Food evidenzia come gli impatti della coltivazione globale di oli vegetali sulla biodiversità siano fortemente concentrati nelle regioni tropicali, dove si trovano gli ecosistemi più ricchi ma anche più vulnerabili.

La ricerca mostra che la crescente domanda mondiale di soia, olio di palma, cocco e altre colture oleaginose sta esercitando una pressione sempre maggiore su pochi hotspot ambientali, con effetti che potrebbero compromettere nel lungo periodo la produttività agricola e la resilienza degli ecosistemi.

Perché conta

Lo studio evidenzia che il rischio ambientale non è distribuito uniformemente, ma si concentra in poche aree geografiche dalle quali dipendono numerose filiere agroalimentari e industriali globali.

  • Le regioni tropicali rappresentano solo il 43% delle superfici coltivate, ma concentrano circa il 78% della perdita globale di biodiversità associata alle colture oleaginose. Circa il 70% dell'impatto totale ricade in tre soli Paesi: Indonesia (21%), Brasile (20%) e Filippine (13%);
  • Alcune colture mostrano un'intensità di impatto particolarmente elevata. L'olio di palma, pur occupando circa il 9% delle superfici coltivate, genera il 34% della perdita di biodiversità, mentre il cocco, con meno del 4% delle superfici, è responsabile del 23% dell'impatto complessivo;
  • Lo studio evidenzia anche un cambiamento nella dinamica della crescita agricola. Sebbene i miglioramenti di produttività abbiano finora ridotto del 44% il consumo di suolo per tonnellata prodotta, l'impatto ambientale per ettaro è aumentato del 16%, suggerendo che l'espansione agricola si stia spostando verso ecosistemi caratterizzati da una biodiversità più elevata.

Adesso

  • La crescente concentrazione della produzione in pochi hotspot tropicali rende sempre più importante integrare il rischio biodiversità nelle strategie di gestione delle filiere agricole e nella pianificazione degli investimenti;
  • Per imprese e operatori finanziari, il deterioramento progressivo degli ecosistemi potrebbe tradursi in una maggiore esposizione a rischi fisici, come cali di produttività, eventi climatici estremi, incendi e diffusione di parassiti, con effetti lungo tutta la supply chain;
  • Lo studio suggerisce inoltre che i modelli di valutazione del rischio climatico e agricolo dovranno considerare non solo l'evoluzione del clima, ma anche il progressivo degrado della qualità ecologica dei territori coltivati, fattore che potrebbe aumentare nel tempo la vulnerabilità delle principali aree di produzione mondiale.

Fonte

https://www.nature.com/articles/s43016-026-01375-4.pdf

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Assicurazioni

In Australia il caldo estremo costa 8,7 mld l’anno in produttività, ma gli assicuratori non lo contano ancora come rischio

Assicurazioni

Le frodi via email aziendale crescono del 57% in un anno, trainate dall’AI

Assicurazioni

Negli Usa l’assicurazione casa supera le tasse sulla proprietà in due terzi delle contee, con rincari fino al 79%