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Le proposte dell'Ue per semplificare il lavoro all'estero e tagliare la burocrazia dell'81%

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Le proposte dell'Ue per semplificare il lavoro all'estero e tagliare la burocrazia dell'81%

Cos’è successo

A settembre la Commissione europea presenta il Fair Labour Mobility Package, il pacchetto sulla mobilità del lavoro. Al centro c'è il distacco: un'impresa manda per un periodo limitato i suoi dipendenti a lavorare in un altro Paese dell'Unione e per tutta la trasferta i contributi restano quelli del Paese di partenza.

Le proposte sono tre. Una tessera europea di sicurezza sociale, più poteri all'Autorità europea del lavoro (ELA, l'agenzia nata nel 2019 per far applicare le regole sulla mobilità), regole comuni sul riconoscimento delle qualifiche. Nel 2024 sono stati rilasciati 5,6 milioni di certificati A1, il documento che dice dove un lavoratore in trasferta paga i contributi.

Perché conta

Un punto interessante riguarda i contributi che rimangono quelli di casa, quindi lo stesso lavoratore costa in modo diverso a seconda di dove proviene l'azienda da cui viene inviato. Chi rispetta le regole ci guadagna flessibilità, chi le aggira potrebbe aprire società per l'impiego delocalizzato registrate dove i contributi costano meno ma senza attività reale o trasformando dipendenti in finti autonomi. Da vent'anni i Paesi che mandano i propri lavoratori all'estero difendono il meccanismo e quelli che ricevono chiedono controlli. L'Italia sta su entrambi i lati: nel 2024 ha emesso 386mila certificati A1, terza dopo Germania e Polonia, e nel 2023 ne ha ricevuti 169mila secondo l'OCSE. La terza proposta riguarda invece chi parte da solo, e oggi aspetta mesi per far valere il proprio titolo di studio o qualifica in un mercato unico che dovrebbe garantire la libertà di movimento.

  • A giugno Consiglio e Parlamento hanno concordato un modulo elettronico unico per dichiarare i distacchi: la Commissione stima il 73% di tempo in meno e fino all'81% di costi in meno se aderiscono tutti e ventisette gli Stati;
  • Lo stesso modulo raccoglie in un unico sistema i dati su impresa, lavoratore, incarico e committente: meno carta per chi è in regola, più tracciabilità per gli altri;
  • Sì, ma nel 2025 l'ELA ha coordinato 138 ispezioni, che nonostante il massimo di sempre rimane un numero illusorio rispetto ai 5,6 milioni di certificati e senza poter agire se uno Stato non la invita a eseguire i controlli.

Adesso

  • Settembre 2026: la Commissione adotta il pacchetto. Il punto da leggere non è quanti poteri riceve l'ELA, ma se potrà aprire indagini senza il consenso preventivo dei governi e leggere i dati di dichiarazioni, registri d'impresa e istituti previdenziali. Nel gennaio 2024 il Parlamento europeo aveva chiesto entrambe le cose;
  • Autunno: il Consiglio deve ancora approvare in via definitiva la revisione delle regole previdenziali votata dal Parlamento il 7 luglio, dopo dieci anni di trattativa. Introduce l'obbligo di chiedere il certificato A1 prima della partenza ed esenta le trasferte fino a tre giorni, edilizia esclusa. Guida i lavori la presidenza irlandese, fino al 31 dicembre;
  • Entro dicembre 2026 ogni Stato deve offrire un portafoglio di identità digitale europeo, la corsia su cui dovrebbe viaggiare la tessera. Chi arriva tardi lì arriva tardi su tutto. Il precedente dice quale pezzo scivolerà: il digitale passa, i controlli si contrattano.

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