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La quota di assicuratori italiani che usa modelli di pricing climatico passa dal 7% al 33% in un anno, ma il WWF chiede più prevenzione pubblica

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La quota di assicuratori italiani che usa modelli di pricing climatico passa dal 7% al 33% in un anno, ma il WWF chiede più prevenzione pubblica

Cos’è successo

Il WWF Italia ha pubblicato all'inizio di settembre 2026 un commento al Rapporto 2026 dell'IVASS sui rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, segnalando un dato non emerso nelle coperture precedenti del rapporto: la quota di imprese danni italiane che utilizza tecniche di modellizzazione e pricing più coerenti con i rischi climatici è passata dal 7% nel 2024 al 33% nel 2025, un salto quasi quintuplicato in un solo anno.

Nel 2024 la raccolta premi per le coperture contro le catastrofi naturali ha raggiunto 2,7 miliardi di euro, 347 milioni in più rispetto al 2023, pari al 5,8% dei premi danni lordi complessivi, con grandine (67,8%), tempeste (19,6%) e inondazioni (11%) che coprono quasi la totalità dei premi relativi ai rischi climatici.

Perché conta

  • Per il WWF non è accettabile che la risposta alla crisi climatica si traduca prevalentemente in un aumento dei costi a carico dei singoli cittadini, mentre gli investimenti pubblici in prevenzione restano fermi, una critica che si aggiunge al dibattito già osservato nel corso dell'anno sul protection gap italiano ed europeo e su chi debba sostenerne il costo;
  • Il WWF ha lanciato parallelamente un'indagine, "La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?", pensata per comprendere la percezione dei cittadini italiani sugli eventi estremi e la loro reale capacità di affrontarli e ricevere un supporto adeguato, un approccio che affianca ai dati istituzionali IVASS una lettura dal punto di vista della domanda, coerente con quanto EIOPA aveva già segnalato sulla scarsa consapevolezza del rischio come ostacolo strutturale all'adozione di coperture;
  • Il rapido salto nell'adozione di modelli di pricing climatico da parte degli assicuratori italiani segnala un'accelerazione tecnica del settore che precede, e in parte anticipa, l'impatto strutturale dell'obbligo assicurativo cat-nat per le imprese, i cui effetti pieni si vedranno solo nei prossimi monitoraggi IVASS.

Adesso

  • Il WWF chiede un riequilibrio tra responsabilità privata e investimento pubblico, sostenendo che senza un potenziamento della prevenzione strutturale, il solo sviluppo di prodotti assicurativi più sofisticati rischia di scaricare comunque sui cittadini il costo crescente del rischio climatico, un tema che si collega al dibattito europeo sul futuro Quadro Europeo di Adattamento Climatico atteso entro fine 2026;
  • I risultati della nuova indagine WWF sulla percezione dei cittadini, una volta pubblicati, offriranno un termine di paragone diretto con i dati EIOPA sull'Eurobarometro 2025, che aveva già rilevato come solo il 17% dei cittadini europei disponga di una copertura contro le catastrofi naturali;
  • Per il settore assicurativo italiano, il salto nell'adozione di modelli di pricing climatico rappresenta un indicatore di maturazione tecnica rilevante, ma la critica WWF sulla prevenzione pubblica insufficiente segnala che la sola risposta assicurativa, per quanto più sofisticata, difficilmente basterà a colmare da sola il divario di protezione se non accompagnata da investimenti infrastrutturali coordinati a livello nazionale ed europeo.

Fonte: https://www.simplybiz.eu/wwf-crisi-climatica-assicurazioni-aumento-costi-singoli/

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Pricing climatico al 33% tra gli assicuratori italiani nel 2025 | FPS