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La Commissione Ue concede all'Italia 14 mld di flessibilità di bilancio spendibili solo su energie rinnovabili e reti elettriche

3 min di lettura
La Commissione Ue concede all'Italia 14 mld di flessibilità di bilancio spendibili solo su energie rinnovabili e reti elettriche

Cos’è successo

La Commissione europea ha presentato un meccanismo che concede all'Italia una flessibilità di bilancio cumulata tra 13,5 e 14 miliardi di euro per il 2026-2028. Lo spazio fiscale aggiuntivo deve essere destinato esclusivamente a misure per promuovere la resilienza energetica. Roma resta in procedura per deficit eccessivo — il disavanzo 2025 si è fermato al 3,1% del Pil, confermato da Eurostat ad aprile — ma ottiene spazio fiscale aggiuntivo per investimenti verdi nell'ambito della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa.

Il tetto annuale è dello 0,3% del Pil (nel cap globale dell'1,5%), con limite cumulato dello 0,6% nel triennio. Questi soldi possono essere spesi per investimenti in reti elettriche, rinnovabili, accumulo, interconnessioni ed elettrificazione industriale e tengono conto di misure adottate dal febbraio 2026. Al contempo Bruxelles bacchetta il taglio delle accise sui carburanti — in scadenza il 6 giugno, costo fiscale 0,1-0,3% del Pil — definendolo «non mirato» e socialmente inefficiente.

Perché conta

Il nodo che si scioglie il 3 giugno è sottile ma decisivo. L'Italia — secondo rapporto debito/Pil nell'Ue dopo la Grecia, al 138,5% — era stretta tra due pressioni incompatibili: lo choc energetico (petrolio +70%, gas europeo +45% sopra i livelli pre-guerra in Medio Oriente) richiede spazio fiscale per poter attutire gli effetti sui consumatori e imprese; la procedura EDP, che vincola strettamente la spesa fiscale, le avrebbe bloccate. Senza questa flessibilità della Commissione, ogni euro aggiuntivo speso per attutire l'impatto dei prezzi energtici avrebbe peggiorato il percorso di aggiustamento già in ritardo sul target raccomandato dal Consiglio, aumentando il rischio per spread e BTP. Con questa clausola verde, Bruxelles esonera fiscalmente gli investimenti in rinnovabili e reti.

  • Roma chiedeva flessibilità per sussidi generalisti e tagli di accise; ha ottenuto uno strumento strettamente vincolato alla transizione verde;
  • Il disavanzo 2025 al 3,1% del Pil (Eurostat, aprile 2026) mantiene l'Italia in EDP oltre il target raccomandato dal Consiglio — mancato per la coda contabile del Superbonus; il governo conta su una revisione autunnale dei dati per riportare il deficit sotto soglia e aprire l'uscita dalla procedura nel 2027;
  • FMI e Commissione criticano l'utilizzo di risorse per la riduzione delle accise sui carburanti italiane: costo fiscale 0,1-0,3% del Pil nel 2026, misura ampiamente definita inefficiente rispetto a trasferimenti mirati verso le famiglie vulnerabili;

Sì, ma: Meloni e Tajani parlano di vittoria diplomatica, ma i 14 mld sono spendibili esclusivamente su investimenti verdi — in un Paese dove i procedimenti autorizzativi sono notoriamente lenti specie a livello subnazionale e la spesa dei fondi di coesione resta sotto la media Ue.

Adesso

  • 6 giugno: scadono le accise ridotte sui carburanti; il governo sceglierà tra il rinnovo — che attirerà nuove critiche di Bruxelles e FMI — e la sostituzione con trasferimenti mirati, con elezioni locali in corso e quelle politiche del 2027 già all'orizzonte;
  • Autunno 2026: Eurostat pubblicherà la seconda notifica EDP con i dati 2025 rivisti; se il ricalcolo del Superbonus fa scendere il deficit sotto il 3%, la Commissione potrà raccomandare la chiusura della procedura entro inizio 2027, sbloccando margine fiscale aggiuntivo per difesa e transizione;
  • 2026-2028: per accedere ai 14 mld, Roma deve dispiegare investimenti reali su rinnovabili, accumulo e reti; ma la Commissione ha già segnalato lentezze autorizzative — specie a livello subnazionale — e utilizzo dei fondi di coesione sotto la media UE: se la macchina pubblica non accelera, la finestra fiscale si chiude senza che gli investimenti si materializzino.

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