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La Bce lascia tassi al 2% ma con stagflazione e guerra in Iran i mercati si aspettano rialzi entro fine 2026

Cosa è successo
La Bce ha mantenuto invariati i tre tassi chiave per la terza riunione consecutiva. La deposit facility rimane al 2,0%. Ma Francoforte riconosce che i rischi per la crescita e l'inflazione "si sono intensificati" con la guerra in Iran. È il terzo "hold" delle grandi banche centrali in 24 ore, ma le dinamiche interne raccontano tre storie diverse: consenso a Francoforte, frattura a Washington, cautela con dissenso a Londra.
- Eurozona: inflazione al 3% ad aprile (core 2,2%), PIL +0,8% nel Q1 2026 — stagflazione lieve ma in peggioramento.
- Fed: corridoio 3,5–3,75% confermato con voto 8-4, livello di dissensi più alto dal 1992 e un Jerome Powell uscente indicano nuovi cambi di posizione sull'orizzonte.
- BoE: bank rate al 3,75% (8-1, Pill per il rialzo a 4%); inflazione UK al 3,3%, gilt decennali oltre il 5%.
- I mercati continuano a prezzare un rialzo dei tassi da parte della BCE: circa 70 bp di rialzi complessivi attesi entro fine 2026, con tasso target intorno al 2,70%.
Perché è importante
Il messaggio della Bce è meno neutrale di quanto sembri — tra energia, geopolitica e inflazione ancora sopra target, il mercato ha smesso di scommettere su tagli e iniziato a prezzare un percorso più restrittivo.
- Ma la novità sistemica arriva da Washington: Powell ha scelto di rimanere nel Board fino al 2028, primo caso dal 1948 in cui un ex Chair rimane dopo la fine del suo mandato, togliendo a Trump uno slot di nomina e complicando un cambio di regime alla Fed. Con l'arrivo del suo successore nominato da Trump bisogna vedere se la Fed cambierà approccio rispetto a Powell e di conseguenza come si muoverà il rapporto EUR/USD;
- Il rischio però non è una Fed immediatamente politicizzata. È una leadership più contestata in un FOMC già spaccato, con Powell che da governatore presidia il fianco istituzionale. Warsh — se confermato — avrà un voto su dodici, non un blocco di maggioranza.
E adesso?
- 17–18 giugno: primo FOMC sotto Warsh e meeting Bce — primo banco di prova reale del nuovo equilibrio sui due lati dell'Atlantico, con la forward guidance di Lagarde da leggere alla luce delle nuove proiezioni;
- EUR/USD oltre 1,17: soglia tecnica e narrativa diventata supporto chiave; un Warsh percepito come dovish-politico apre spazio verso 1,18 e oltre, con compressione dei margini per gli esportatori;
- Asse energia–Bund–BTP: spread BTP-Bund già attorno a 75–79 pb, ben sopra i livelli di inizio anno; per chi opera in filiera Italia–Germania, il rischio concreto è il peggioramento simultaneo di energia, curva tedesca e spread periferici — pressione sui margini prima che sui volumi.