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L'Uganda chiede all’Italia di tostare il caffè in loco, esporta 8,8 mln di sacchi l'anno ma ne consuma solo il 7%

Cos’è successo
Il governo ugandese ha chiesto alle imprese italiane di lavorare in Uganda caffè, latte e minerali, invece di importarli grezzi. Lo ha fatto la premier Robinah Nabbanja il 13 ottobre, all’apertura del primo Uganda–Italy Business and Investment Forum a Roma: “Vogliamo che gli italiani prendano caffè fatto in Uganda, non coltivato in Uganda”. Secondo il ministero dell’Agricoltura ugandese l’Italia è il principale acquirente del caffè del paese, che esporta circa 8,8 milioni di sacchi da 60 kg l’anno per 2,4 miliardi di dollari.
Nabbanja ha detto che i coltivatori guadagnano poco dai chicchi grezzi, mentre un chilo di caffè finito in Italia vale circa 50 euro (231.550 scellini). La cifra è della premier e non è chiaro a quale prodotto si riferisca. Gerald Kyalo, commissario per il caffè del ministero, ha invitato le aziende italiane a costruire impianti di caffè solubile e ha annunciato un marchio nazionale “Ugandan Coffee” per le esportazioni dal prossimo anno finanziario.
Perché conta
- Il tema è chi cattura il valore: il 89% del caffè ugandese è Robusta e il 11% Arabica, e il paese consuma solo circa il 7% di quello che produce. Il solubile è un segmento già presidiato: secondo l’ICO, il Vietnam è il primo esportatore, con 0,43 milioni di sacchi in agosto;
- La richiesta arriva mentre volumi e prezzi scendono: secondo il rapporto ICO di settembre, in agosto l’export africano è sceso a 1,74 milioni di sacchi (-1,8%), il sesto calo consecutivo, con l’Uganda a 0,78 milioni contro 0,86 (-8,8%), e il prezzo composito è sceso a settembre dell’8,7%, a 262,18 centesimi di dollaro per libbra;
- Dal 30 dicembre 2026 il regolamento UE sulla deforestazione richiede la tracciabilità delle forniture ai grandi operatori, e l’Europa assorbe circa il 56% dell’export ugandese. Kyalo dice che sono registrati oltre 1,5 milioni di agricoltori e mappati 1,6 milioni di coltivazioni, con l’obiettivo di arrivare a 2,6 milioni di agricoltori entro fine anno.
Adesso
- Nelle fonti consultate non risultano accordi firmati: l’offerta è fatta di incentivi dichiarati dal governo, tra cui rendimenti fino al 14% secondo il direttore generale dell’agenzia per gli investimenti Robert Mukiza e uno stabilimento gratuito da 1.031 metri quadrati a Entebbe per la lavorazione destinata ai mercati italiano ed europeo;
- Il secondo raccolto dell’Uganda, tra settembre e novembre, e il prossimo rapporto mensile dell’ICO mostreranno se il calo dell’export prosegue;
- Per le torrefazioni e gli importatori italiani, la scadenza del 30 dicembre rende la tracciabilità un requisito d’acquisto prima ancora che un tema di investimento.