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L'Ue vuole alzare al 25% la quota 'Made in EU' per l'acciaio verde in appalti e regimi di sostegno per edifici, infrastrutture e veicoli

Cos’è successo
Sotto la nuova presidenza irlandese la bozza del compromesso del Consiglio circolata questa settimana vuole estendere all'acciaio la clausola "Made in EU". Almeno il 25% dell'acciaio usato in appalti e regimi di sostegno per edifici, infrastrutture e veicoli dovrebbe essere a basse emissioni e di origine europea, non più solo a basse emissioni come nella proposta di marzo.
Il vincolo di origine valeva già per alluminio (25%) e cemento (5%): ora toccherebbe anche all'acciaio, in linea con EUROFER, che a marzo giudicava insufficiente il solo requisito low-carbon. Nella stessa bozza, secondo la ricostruzione circolata, l'esclusione di un Paese terzo dall'elenco equivalente passerebbe da atti delegati ad atti di esecuzione, togliendo al Parlamento il potere di obiezione.
Perché conta
L'UE vuole usare il potere d'acquisto del pubblico per tenere in vita un'industria strategica come quella dell'acciaio.
- Dando priorità ai beni made in UE negli appalti, Bruxelles punta a orientare verso l'industria europea quasi 2.000 miliardi di euro di risorse statali. Per l'Italia la clausola di origine è uno scudo di domanda contro l'import a basso costo, prevalentemente cinese, ma vale insieme al requisito low-carbon: premia chi si è già decarbonizzato, non chi deve ancora farlo;
- La Commissione lega il dossier all'obiettivo di portare la manifattura dal 14,3% del PIL (2024) al 20% entro il 2035 e a circa 150.000 posti creati o preservati; ma quella cifra è una stima modellizzata, concentrata su batterie e solare, non sull'acciaio (Commissione, EU Perspectives);
- Il vero punto di pressione non è la quota del 25% ma come si misura il sovraccosto: i requisiti si disapplicano quando la differenza di costo supera il 25%, una valvola che consente agli Stati di aggirare lo scudo quando costa troppo (twobirds);
Sì, ma il doppio lucchetto premia chi è già verde: Taranto, ex Ilva e primo impianto d'Europa, resta a ciclo integrale con la decarbonizzazione ancora da sciogliere, cioè l'asset più strategico è quello meno pronto a superare la soglia low-carbon.
Adesso
- Entro fine 2026 la presidenza irlandese punta a chiudere la posizione del Consiglio; poi i triloghi con il Parlamento, probabilmente sotto presidenza lituana nel 2027. Il file è alle commissioni IMCO, ITRE e INTA, con parere ENVI avviato il 6 luglio: la clausola di origine sull'acciaio è il punto di frizione;
- Nel testo circolato il passaggio da atti delegati ad atti di esecuzione toglierebbe al Parlamento il potere di obiezione sull'elenco dei Paesi equivalenti, lasciandolo agli Stati in comitatologia: è il vero braccio di ferro istituzionale nei triloghi, e Strasburgo difficilmente cederà;
- Oltre agli appalti c'è un secondo fronte: l'IAA apre a condizioni sugli investimenti esteri sopra i 100 milioni nei settori strategici, se l'investitore viene da un Paese che controlla oltre il 40% della capacità globale. Gli obblighi scattano il primo gennaio 2029: per l'Italia il test è la conversione di Taranto a DRI e forno elettrico.