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L’Ue valuta un nuovo scudo commerciale contro la Cina per colmare un deficit da 1 mld di euro e proteggere 29 milioni di lavoratori

Cos’è successo
L'Ue sta valutando un ampliamento generale delle quote e dei dazi all'importazione per proteggere alcuni comparti industriali strategici, in particolare nei confronti della concorrenza cinese. Lo ha dichiarato al Financial Times Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia industriale, definendo l'afflusso di merci cinesi una “minaccia esistenziale” per il blocco. Il nuovo piano prevede l'applicazione sistematica di clausole di salvaguardia - strumenti di difesa commerciale temporanei (come dazi o tetti massimi alle importazioni) - a interi macro-settori come la chimica, i metalli e le tecnologie pulite, pesantemente colpiti dalla concorrenza sleale di Pechino.
Questo scudo sistemico intende superare la lentezza delle tradizionali inchieste anti-dumping commerciali, tutelando i mercati prima del loro definitivo collasso. Le indagini tradizionali, infatti, servono a verificare se il governo cinese ha regalato soldi, fornito energia quasi gratis, o concesso sconti fiscali enormi alle sue fabbriche (ad esempio quelle di auto elettriche o pannelli solari). Questo aiuto pubblico permette ai cinesi di produrre a costi bassissimi, che un'azienda europea non potrà mai pareggiare. A questo si aggiungono i casi di dumping, con aziende cinesi che vendono i loro prodotti in Europa a un prezzo più basso rispetto a quanto costa produrli, o a quanto li vendono in Cina, rimettendoci nel breve termine ma riuscendo nel tempo a far fallire i concorrenti europei e conquistare il monopolio del mercato.
Perché conta
La stabilità commerciale internazionale dipende strettamente dalla riuscita di questa nuova strategia protezionistica:
- L’iniziativa è un cambio di paradigma: abbandona le lente mirate sulle singole aziende, talvolta così lente che le imprese europee colpite sono già chiuse, a favore di blocchi preventivi e immediati su interi settori industriali;
- A livello europeo la tenuta macroeconomica del blocco dipende dalla tutela di 29 milioni di impieghi a rischio e dal riequilibrio di un deficit bilaterale da 1 miliardo di euro al giorno;
- A livello italiano il provvedimento difende direttamente la manifattura nazionale e l'indotto della transizione ecologica dalla pressione competitiva dei prodotti asiatici pesantemente sussidiati.
Adesso
- Lo scenario europeo vedrà la Ue cercare una complessa sintesi politica a causa delle forti reticenze di Germania e Spagna che temono ritorsioni cinesi sulle proprie esportazioni industriali;
- I prossimi step per l'iter approvativo della misura richiederanno un vertice speciale della Commissione e la successiva negoziazione per varare un nuovo strumento normativo di resilienza volto a limitare la dipendenza da un unico fornitore;
- L'Italia in questo contesto dovrà appoggiare la centralizzazione delle tutele per evitare che la mancanza di uno scudo comune spinga i singoli governi a frammentare il mercato unico ripristinando barriere doganali nazionali.